Cronaca

Pino Maniaci: rinviato a giudizio il giornalista antimafia di Telejato, accusato di estorsione

Pino Maniaci, giornalista siciliano conosciuto per le sue battaglia antimafia, è stato rinviato a giudizio dal Gup di Palermo Gabriella Natale, con l’accusa di estorsione ai danni di alcuni sindaci e amministratori del Palermitano. Lui si dichiara innocente e pronto a difendersi. L’inizio del processo è previsto per il 19 luglio. Solo due giorni fa proprio lui aveva annunciato la vendita dell’emittente siciliana Telejato, di cui è direttore, per le “troppe pressioni” e troppe querele ricevute. 

Rinvio a giudizio per presunta estorsione ai danni di alcuni amministratori locali. Questo, dunque, l‘ultimo capitolo (provvisorio) della vicenda di Giuseppe “Pino” Maniaci e della sua Telejato, una piccola emittente privata famosa per le battaglie antimafia nel palermitano e con sede a Partinico, piccolo comune della città metropolitana di Palermo, che conta poco più di 32mila anime. Il giornalista e direttore avrebbe chiesto ai sindaci di Borgetto e Partinico favori, tra cui un contratto per la compagna, e denaro, somme di poche centinaia di euro, in cambio di una linea soft della sua tv, famosa invece per il suo impegno nelle inchieste antimafia, sulle attività delle amministrazioni comunali e su relazioni e parentele scomode di alcuni primi cittadini.

E sarebbe finito sotto controllo per caso: i Carabinieri apprendono, da una intercettazione ambientale a carico di un sindaco, della consegna di una somma di denaro al giornalista. E iniziano ad indagare e intercettare anche il direttore di Telejato.

Maniaci si dichiara “vittima di una vendetta della magistratura per le denunce fatte sulla mala gestione della sezione misure di prevenzione del tribunale”, ma ad accusarlo ci sarebbero le testimonianze, oltre alle intercettazioni, nelle quali emerge un uomo che si definisce in grado di “mandare a casa” chi non faceva come voleva lui, che prende in giro gli attestati di solidarietà ricevuti per le intimidazioni mafiose, compreso quello di Matteo Renzi.

Per chi si occupa di informazione e conosce il preoccupante stato della libertà di stampa in Italia, non resta che sperare che Pino Maniaci ne esca pulito e possano riprendere le sue inchieste, perché è un simbolo di cui oggi abbiamo bisogno. Faccio mie le parole della sua emittente, utilizzate per salutare il suo pubblico nell’articolo “Signori si chiude”:

“Abbiamo creduto che qualcosa potesse cambiare attraverso questa voce libera. Ma invece non cambia e non cambierà nulla perché questa terra, per dirla con Sciascia, è irredimibile. Chi ci ama ci scusi. È stato bello”

 

Speriamo non servano per commentare la notizia che ce lo racconta colpevole, alla fine del processo. Perché per ora è solo un indagato, innocente fino a prova contraria. E speriamo di conservarlo così, un simbolo del giornalismo coraggioso che lotta contro i poteri forti e oscuri del nostro paese.

Federica Macchia

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