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Maggio 17, 2021, lunedì

Prandini, dall’Emilia alla Cina passando per l’India

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L’allenatore emiliano condurrà ben quattro rappresentative della Nazionale indiana ai Roller Games di Nanjing.

“Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia.” Il filosofo e saggista statunitense Ralph Waldo Emerson aveva ben chiaro il concetto di viaggio e di esperienza: un qualcosa che possa portare a compiere qualcosa di nuovo, di grande. Aprirsi a nuove strade ed a nuove esperienze che bilateralmente possono farci crescere, e diciamoci la verità, ognuno di noi ha sempre conservato in se il sogno ed il desiderio di fare qualcosa per il quale si possa essere ricordati.

William “Willy” Prandini, allenatore di hockey in line modenese classe ’53, forse ignorava il fatto che dopo una lunga carriera in Italia spesa a crescere i ragazzi della sua Modena e non solo, avrebbe iniziato a tracciare un sentiero importante che fin ora nessun aveva battuto. Willy infatti da qualche mese ha iniziato una seconda vita professionale e perché no, anche personale, accettando l’invito della Federazione di hockey in line indiana di diventare l’allenatore delle loro squadre nazionali con l’obiettivo di traghettare ben quattro delle loro rappresentative (Senior e Junior maschile e femminile) ai Roller Games che si svolgeranno a fine agosto a Nanjing – Cina. La Federazione indiana aveva fatto il suo esordio ufficiale ai mondiali di Asiago e Roana dello scorso anno, muovendo i primi passi nel panorama internazionale di hockey in line: un approccio fondamentale, ma che al ritorno a casa aveva fatto capire ai responsabili del settore che per continuare a crescere ci sarebbe stato bisogno di un aiuto. Dopo una serie di ricerche e la valutazione di diversi curriculum ecco che la figura dell’allenatore modenese è sembrata quella più idonea per iniziare questo percorso. Noi che conosciamo Willy non possiamo che essere d’accordo, lui che è una figura vulcanica, carismatica e testarda è più che adatto per buttarsi a capo fitto in questo lavoro. A poche settimana dalla manifestazione gli abbiamo rivolto qualche domanda che ci aiuterà a conoscere meglio ciò che sta facendo.

Foto © pagina Facebook Roller Skating Federation of India 

Come e quando nasce quest’avventura con la Nazionale indiana? Nasce dalla richiesta della Federazione indiana di avere degli allenatori per più discipline in vista dei Roller Games. Da molti anni viene in India un mio vecchio allenatore al quale hanno chiesto se conoscesse qualcuno che insegnasse hockey line e lui ha fatto il mio nome. La Federazione mi ha dunque chiesto il curriculum, e dopo varie peripezie riguardanti il visto sono partito a giugno per dare inizio a questa avventura. Ora preparo quattro squadre, femminile e maschile sia senior che junior. All’inizio avevo settanta atleti/e, ne sono rimasti sessanta. Iniziamo gli allenamenti alle 5:30 con il primo gruppo fino alle 7, poi dalle 7 alle 8:30 con il secondo gruppo nella palestra di una scuola. In questa fase l’allenamento si basa sui fondamentali di pattinaggio e sul controllo del disco. Nel pomeriggio facciamo il secondo turno sempre di tre ore dalle 18 alle 21. Questa è la mia routine giornaliera che però è stata intervallata da alcuni giorni di ” ferie”, ho avuto infatti occasione di visitare dei templi e dei posti molto belli vicino al Tibet. Stupendo.

Essendo la seconda apparizione da parte dell’India ad una manifestazione mondiale, come approcceranno all’evento e quali aspettative avete? Al momento non si hanno grandi aspettative, il loro livello devo ammettere che è abbastanza basso: in due mesi non si possono fare miracoli e loro non hanno un metro di paragone con altre realtà a parte la parentesi del mondiale di Asiago e Roana. L’obiettivo rimane quello iniziale, ossia iniziare a crescere.

Da allenatore avrai di certo riscontrato differenze rispetto all’Italia; dal punto di vista professionale ed umano cosa ti sta dando esperienza? Le ragazze sono piuttosto brave, i maschi sono un po’ più indietro ma devo dire che la differenza maggiore è la voglia che tutti hanno di imparare. A livello umano invece è una cosa veramente bella e gratificante, c’è un rispetto che mi aiuta a fare sempre meglio nonostante stare lontani da casa tre mesi non sia così semplice come pensassi: devo rapportarmi con usi e costumi diversi, con un altro tipo di cibo e tutto ciò non è facile, ma ne è valsa e ne vale la pena.

Solo chi ha coraggio osa e chi osa spesso scrive la storia. In questi Roller Games avremmo un motivo per tifare anche un po’ per quella bandiera indiana che si tinge di tricolore. In bocca al lupo Willy, ti auguriamo di solcare una traccia indelebile nel percorso che hai iniziato a percorrere. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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