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Processo Eni-Nigeria, la pg Gravina respinge l’appello: tutti assolti

Disposta l’assoluzione senza appello per tutti gli imputati per l’acquisto del giacimento nigeriano Opl-245, il processo si rivela un nulla di fatto. Il sostituto procuratore generale Celestina Gravina respinge l’appello indicando “la mancanza di qualsiasi nuovo appello per sostenere l’accusa”. Il pg continua accusando il pm De Pasquale di atteggiamento “neocolonialista, non riuscendo a riconoscere la complessità del fenomeno esplorativo di un’azienda che “ha fatto la ricchezza della Nigeria“. Completamente esonerati sia i 13 imputati che le società Eni-Shell, accusate dal pubblico ministero Fabio de Pasquale di corruzione internazionale tramite il versamento di tangenti allo stato nigeriano per la concessione del giacimento petrolifero.

Il sostituto procuratore generale Gravina respinge l’appello: “atteggiamento neocolonialista di De Pasquale”, mancanza di prove nel processo contro Eni, Shell e Nigeria

Il Pm Fabio De Pasquale

Cade nel nulla il processo intentato dal pm Fabio De Pasquale contro le società energetiche Eni-Shell che avrebbero, stando alla versione inconclusiva del pm, versato alcune tangenti dal valore complessivo di circa un miliardo di dollari allo stato nigeriano. Il processo si è risolto in un nulla di fatto a causa della “mancanza di prove certe” della corruzione: la lobby Ungheria, a cui aveva accennato De Pasquale facendo anche il nome di notabili (tra cui il presidente del collegio Eni), non sarebbe che un’invenzione. Completamente vano il procedimento penale di De Pasquale, che ha più volte ribadito come il tribunale avesse sottostimato le prove dell’ipotetica tangente con motivazioni “esili e illogiche”. Si procederà soltanto nella causa civile, ovvero il risarcimento alla Nigeria.

Completamente legale e nella norma l’acquisto del pozzo petrolifero Opl-245. Si dice molto soddisfatta la legale dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, Paola Severino, dichiarando “è stata una requisitoria molto penetrante, argomentata, anche sintetica e pacata che però ha frantumato completamente l’accusa”. Il riferimento va chiaramente alle parole del pg Gravina, che accusa il pm sostenitore dell’accusa di “colonialismo della morale“, aggiungendo che alcuni elementi definiti prove sarebbero in realtà “vicende buttate lì come una insinuazione”, e della “esilità e assoluta insignificanza degli elementi“.

Alberto Alessi

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