Cronaca

Quell’ ingiusta fiscalità che in Italia avvantaggia i grandi evasori

Il “caso Google”, risolto con un accordo bonario per cui il motore di ricerca si impegna a versare nelle casse dello Stato italiano 306 milioni di Euro, mette sempre più in luce la divergenza di trattamento a cui sono sottoposti i piccoli contribuenti (italiani) e i grandi evasori (spesso stranieri)

Sarà capitato a molti di non pagare una tassa, di proposito, accidentalmente o perché impossibilitati da ragioni economiche. Sarà capitato ad altrettanti di vedersi recapitata a casa una cartella esattoria di Equitalia (ormai ex) per non aver pagato il tributo. E qui ancora tutto normale, se non fosse che un comune cittadino viene totalmente schiacciato dalla pressione fiscale fatta valere dall’ente della riscossione, attraverso interessi di mora che aumentano di molto i propri debiti fino a strumenti cautelari ed esecutivi in grado di mandare in rovina il contribuente. Del resto non c’è bisogno di stare qui a ricordare come, soprattutto negli anni scorsi, sono stati in molti (tanti gli imprenditori) a suicidarsi perché oppressi, direi distrutti, dal fisco.

Niente di tutto questo accade nei confronti dei grandi evasori, quasi sempre dolosamente tali, nei confronti dei quali lo Stato ha sempre trovato un punto di incontro. Molteplici sono gli esempi che si potrebbero fare, Prada e Apple sono solo alcuni, fino ad arrivare alla cronaca più recente che vede Google accusata di aver evaso centinaia di milioni di Euro in Italia. A Google le autorità hanno contestato un’evasione penalmente rilevante realizzata, da una parte, attraverso una stabile organizzazione occulta in Italia per la quale il colosso di Montain View contabilizzava determinate entrate a titolo di royalty attraverso Google Netherlands Holdings, sfruttando così un regime fiscale straniero più conveniente; dall’altra, a Google veniva contestato di non aver dichiarato un reddito imponibile di 100 milioni, rispetto a ricavi di circa 1 miliardo. Gli illeciti tributari, che hanno consentito a Google di evadere un enorme quantitativo di tasse nel periodo 2002-2015, hanno dato luogo ad una frode fiscale che ha fatto scattare le indagini della Procura di Milano nei confronti di cinque manager del motore di ricerca, già concluse.

Quel che più colpisce, però, è la modalità con cui la vicenda si è chiusa. Google e l’Agenzia delle Entrate hanno trovato un accordo per cui il sito più visitato al mondo si impegna a versare nelle casse italiane 306 milioni di Euro, adempiendo così alle richieste di pagamento di quanto evaso.

L’accordo è stato realizzato grazie all’accertamento per adesione, uno strumento messo a disposizione dal nostro sistema tributario che consente al contribuente di definire le imposte dovute ed evitare, in tal modo, l’insorgere di una lite tributaria, con l’attenuante di una diminuzione delle sanzioni amministrative dovute nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge.

L’accordo tra Google e l’Agenzia delle Entrate è esemplificatore dell’approccio che il fisco italiano ha ormai deciso di adottare nei confronti dei grandi evasori: un comportamento molto più morbido rispetto ai muscoli sbandierati con forza nei confronti dei singoli cittadini, i piccoli evasori (spesso costretti), teso unicamente a conseguire i crediti che gli spettano, senza alcuna vessazione ma semplicemente attraverso un (amichevole) accordo. Dimostrazione di questa tendenza è che la stessa Google non si è mai sentita minacciata, tanto che a seguito del raggiungimento ufficiale dell’accordo è stato diramato un comunicato ufficiale che così recita: “Google conferma l’impegno nei confronti dell’Italia e continuerà a lavorare per contribuire a far crescere l’ecosistema online del Paese”. Non certo una denuncia delle “ingiustizie” che l’azienda di Mountain View è stata costretta a subire, quasi, una dichiarazione dalla quale promana contentezza.

Da parte nostra, invece, vi è, forse, l’esigenza di legiferare in maniera differente riguardo ai rapporti fiscali intercorrenti con questi colossi, in grado di “sfangarla” senza alcun problema solo grazie ad un accordo (perché “fa cassa”). I piccoli contribuenti, invece, sono costretti a dover sopportare la forza dell’Agente per la Riscossione, fino a perdere la propria casa, la propria dignità e spesso anche la propria vita.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/

Adv

Related Articles

Back to top button