10.1 C
Roma
Aprile 18, 2021, domenica

Renato Carosone, un napoletano di mondo

- Advertisement -

3 gennaio 1954. Si accende per la prima volta la televisione nelle case degli italiani. Alle ore 15:00 Renato Carosone e il suo gruppo sono i primi musicisti ad apparire in un programma televisivo, L’Orchestra delle Quindici. È l’Italia in pieno boom economico post-bellico, quella della ripresa e dell’entusiasmo della ripartenza. E nessuno più dell’artista napoletano incarna lo spirito di speranza e di apertura al mondo che farà da spinta propulsiva per ricostruire un intero paese dalle macerie della guerra.

“Musica madre mia! Quando mi mettesti al mondo, il mio primo vagito fu un “la”, ti ricordi? Un “la” naturale. Le altre note me le hai insegnate dopo. [] Tu sei la lingua più bella del mondo, la lingua che non si parla, eppure comprensibile a tutti, proprio tutti. È la lingua che parlano gli angeli in paradiso, perciò ti amo.” Da “Lettera di un pianista”

Renato Carosone e il suo gruppo - Ph: shockwavemagazine.it
Renato Carosone e il suo gruppo – Ph: shockwavemagazine.it

La dura gavetta

Renato Carosone (da Carusone) nacque nella Napoli popolare nel 1920 e si appassionò presto alla musica, grazie ad un vecchio pianoforte della madre e alla passione per l’arte del padre, bigliettaio al teatro Mercadante. Si diplomò diciassettenne al Conservatorio San Pietro a Majella e nel frattempo aveva già lavorato all’Opera dei Pupi e per l’autore E.A. Mario. L’ingaggio che rappresentò la prima svolta della sua vita fu quello per una compagnia di varietà che lo portò nel ’37 ad imbarcarsi per raggiungere l’Africa orientale italiana. Lavorò per nove anni tra Etiopia ed Eritrea, suonando per i militari italiani al tempo del fascismo e per gli alleati in seguito. Ma soprattutto iniziando a riempire il proprio bagaglio di nuove sonorità che si andavano a mischiare con la tradizione partenopea. Quando tornò in patria portò con sé uno stile già influenzato da suoni arabeggianti ed echi jazz d’oltreoceano, ma anche una moglie e un figlio.

Tra Napoli e Roma si fece le ossa suonando in molti locali, fin quando nel ’49 formò il Trio Carosone, col chitarrista olandese Peter Van Wood e con colui che lo accompagnò poi per l’intero periodo d’oro della carriera: il batterista Gegè Di Giacomo (nipote del poeta Salvatore). Il sodalizio con Di Giacomo portò alla nascita di esilaranti trovate e il musicista divenne un punto fermo del gruppo di Carosone, che negli anni vide avvicendarsi più membri, fino ad arrivare ad una formazione di sei elementi.

Renato Carosone e il suo gruppo - Ph: wikipedia
Renato Carosone e il suo gruppo – Ph: wikipedia

Il volto dell’Italia nel mondo

Il 7 settembre del ’59, in un altro programma televisivo, Serata di Gala, un ancora giovane Renato Carosone, all’apice del successo, annunciò il proprio ritiro dalle scene. In seguito, rivelò di aver preso quell’inaspettata decisione perché si era reso conto che il suo genere musicale era ormai sorpassato e una musica nuova stava nascendo, che guardava a ciò che arrivava dai cugini americani. Si dedicò al pianoforte e alla pittura, per poi tornare a fare musica e suonare in alcune tournée a partire dal ’75.

Nel frattempo, Carosone era già diventato il simbolo assoluto dell’Italia nel mondo. Insieme a Modugno, fu l’unico ad ottenere un enorme successo negli Stati Uniti cantando sempre e solo in italiano. La sua Torero fu tradotta in dodici lingue.

Oltre a quello con Di Giacomo, un altro connubio fortunatissimo e determinante fu quello con Nisa (Nicola Salerno), paroliere insieme al quale creò quelli che furono i brani che lo portarono al successo in tutto il mondo, permettendogli di suonare per circa un decennio tra l’Italia, l’Africa, Cuba, il Sud America, il Carnegie e il Madison Square Garden a New York.

Tu Vuò Fà l’Americano – Renato Carosone

Renato Carosone, l’artista della rinascita post-bellica

Da Maruzzella, scritta nel ’54, fino a Torero, Caravan Petrol, ‘O Sarracino, Pigliate ‘Na Pastiglia e Tu Vuò Fa’ l’Americano, Carosone ha dato un enorme contributo allo sviluppo della moderna canzone italiana. Le sue composizioni originali, così come i suoi personalissimi rifacimenti di brani della tradizione, hanno portato una ventata di freschezza in un panorama musicale che prevedeva soltanto canzoni smielate e dal tono melodrammatico.

Il suo stile ritmato, influenzato da suoni swing, jazz, blues, latino-americani e arabeggianti, ha integrato, in maniera perfettamente armoniosa, tradizione e modernità. Senza abbandonare mai le proprie radici è riuscito a portare Napoli, e dunque l’Italia, nel mondo e, viceversa, diventare testimone e promotore nel proprio paese di suoni nuovi di culture diverse. Senza mai snaturarsi, rendendo, in questo modo, la sua musica sempre attuale, tanto da essere stata ricordata e ripresa da un gran numero di artisti in ogni parte del mondo. Da Manu Chao a Tonino Carotone (che ha scelto il proprio nome d’arte in omaggio al cantante e pianista napoletano), da Martin Scorsese (che ha utilizzato le sue musiche anche in Mean Streets) a John Turturro e tanti altri.

Renato Carosone è stato uno dei primi fautori della canzone umoristica popolare italiana, nonché un precursore della commistione di generi alla base della musica fusion contemporanea. La sua formula di spettacolo ha anticipato la forma del teatro canzone. Ma soprattutto ha accompagnato, con il sorriso, aria scanzonata, ironia e ottimismo, un intero paese desideroso di lasciarsi alle spalle l’orrore di un conflitto bellico mondiale e risorgere dalle macerie.

Emanuela Cristo

seguici su:
twitter
instagram
facebook
Metropolitan Music
spotify

© RIPRODUZIONE RISERVATA

- Advertisement -
- Advertisement -

Continua a leggere

- Advertisement -

Ultime News

- Advertisement -