Cultura

Renato Pozzetto, 82 anni di surreale comicità

Esistono personaggi destinati a lasciare un’orma indelebile nella comicità e Renato Pozzetto è uno di essi. Il comico Milanese, tra i primi a portare il cabaret in Italia, è senza dubbio tra i più apprezzati. Oggi compie ottantadue primavere.

Renato Pozzetto, una carriera di surreale comicità

Renato Pozzetto

La carriera di Renato Pozzetto inizia agli albori degli anni 60, quando insieme a Cochi Ponzoni fonda il fortunato duo comico “Cochi e Renato“.

Nel giro di neanche quattro anni dalla fondazione, la coppia viene notata dalla Rai. Dal 1968 al 1974 partecipano nell’ordine a: Quelli della domenica, Il buono e il cattivo, Il poeta e il contadino e Canzonissima. La loro comicità surreale conquista i cuori di tutta la penisola, così come le tre canzoni che registrano in collaborazione con Enzo Jannacci: La gallina, Canzone intelligente e E la vita, la vita sono tutti e tre grandi successi di pubblico.

Corre l’anno 1974 quando la coppia si scioglie. Pozzetto comincia una nuova avventura come attore e sceneggiatore esordendo sullo schermo nel film Per amare Ofelia. Dal 1975 al 1979 partecipa alla bellezza di ventidue pellicole. Comun divisore di ciascuna di esse è l’approccio del comico lombardo alle storie che vive. Sono infatti sempre impostate su situazioni surreali e sulla sua forte mimica facciale.

Gli anni ottanta sono per Pozzetto fortunati. Partecipa a innumerevoli pellicole, alcune delle quali in veste di regista. In questo periodo recita con praticamente tutti i più famosi attori dell’epoca tra cui, solo per citarne alcuni: Diego Abatantuono, Carlo Verdone, Paolo Villaggio ed Ornella Muti.

Gli anni novanta riservano per lui una flessione di popolarità. nel 1996 decide quindi di fermarsi tornando direttamente agli albori del nuovo millennio nuovamente in coppia, dopo trent’anni, con Cochi.

In questo periodo collabora a quattro film, tra cui l’ultima sua impresa cinematografica che avviene nel 2021, quando a più di ottant’anni si mette alla prova nel ruolo drammatico di  Giuseppe Sgarbi in Lei mi parla ancora del maestro Pupi Avati. Riceve, per questo ruolo, una nomina al David di Donatello.

La cosa sorprendente di Renato Pozzetto è la voglia intrinseca in se di non voler mai mollare. Nonostante oggi le primavere siano ottantadue, continua a voler lavorare e regalare sorrisi alla gente. Gli italiani a loro volta lo accolgono a braccia aperte. Una sinergia che va avanti da più di mezzo secolo e che speriamo possa durare ancora molto.

Andrea Pastore

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