Cronaca

Reti anti-suicidio sul Golden Gate di San Francisco

Una rete anti-suicidi sotto il Golden Gate Bridge è la risposta che la città di San Francisco si prepara finalmente a dare al crescente numero di persone che salgono sul maestoso ponte per togliersi la vita.

Della rete e del problema dei suicidi dal Golden Gate si parla da molto tempo – il primo suicidio fu alla fine dell’estate del 1937, tre mesi dopo l’apertura – e ha contribuito ad alimentare la voce che il Golden Gate Bridge sia il luogo dove avvengono più suicidi nel mondo. Gli abitanti della città hanno un rapporto molto strano e ambivalente con questa caratteristica del ponte: da un lato, nella città più liberal d’America, chi ha fatto campagna per la barriera ha sempre avuto vita dura; i mezzi di informazione locali si occuparono molto del “conto alla rovescia” sia quando il numero dei suicidi si avvicinò ai 500, nel 1973, sia quando la cifra andò verso i 1000 nel 1995. Negli ultimi anni, i media locali hanno cominciato a dare molto meno spazio ai suicidi dal ponte, anche per ridurre l’effetto di emulazione.

Se ne parla da quarant’anni ma stavolta l’ente che gestisce il viadotto sembra essersi convinto ad installare delle reti di protezione. Infatti, dal 1937, anno della sua apertura al traffico, si sono registrati 1.700 lanci mortali dal simbolo della città, dopo un volo di oltre 60 metri nella baia cittadina; solo una trentina i sopravvissuti.

Solo nel 2013 si sono uccise 46 persone, circa uno alla settimana. Altre 118 persone sono state fermate da coloro che lavoravano sul ponte. L’impalcato della struttura è ad oltre settanta metri di altezza sulle acque della baia e il parapetto è alto circa un metro e mezzo, relativamente basso: a fianco del parapetto, una rarità in un ponte di quelle dimensioni, c’è un camminatoio pedonale, una soluzione architettonica che uno psichiatra ha definito “come avere una pistola carica sul tavolo della cucina”.

Il Golden Gate Bridge è una delle attrazioni più famose di San Francisco, in California, con le sue due torri alte oltre duecento metri, il suo chiassoso colore arancione ed è stato anche scenario di innumerevoli film. Per quasi trent’anni, dal 1937 al 1964, è stato anche il ponte a sospensione più lungo del mondo; ogni anno è visitato da milioni di turisti ma ha un’altra caratteristica che lo ha reso celebre: è un luogo in cui avvengono moltissimi suicidi.

Negli anni non sono bastate misure come l’innalzamento delle recinzioni e punti di Sos dove un aspirante suicida può lanciare l’allarme per essere fermato. Il dibattito sul posizionamento delle reti sottostanti è stato lungo, fino alla soluzione finale. Una vittoria per le famiglie colpite dal lutto per un parente suicida dal ponte. “Le reti segnano finalmente l’inizio della fine dei suicidi dal Golden Gate Bridge“, ha commentato Kymberly Renee Gamboa, che ha perso il figlio di 18 anni, gettatosi da lì nel 2013.

Molti sostenitori dell’utilità della barriera anti-suicidi citano uno studio del 1978 di Richard H. Seiden, un professore dell’università di Berkeley, che seguì 515 persone a cui venne impedito di suicidarsi gettandosi dal ponte. Il 94% di loro era ancora vivo o era morto per cause naturali. Seiden concludeva che “il risultato conferma le precedenti osservazioni secondo cui il comportamento suicida è per natura dipendente dalle crisi e acuto”, e cioè che riuscendo a far superare il periodo più difficile a chi manifesta tendenze suicide è molto facile che non si ucciderà più tardi.

Le reti in cavi di acciaio, leggeri, solidi e quasi invisibili, si estenderanno orizzontalmente per quasi 7 metri da entrambi i lati del ponte lungo circa 3 chilometri. Le nuove protezioni verranno installate due piani sotto il passaggio pedonale del ponte e l’atterraggio non sarà morbido. “E’ una caduta dura – conferma l’ingegnere capo Ewa Bauer. – Si rischia di rompersi le ossa“. I lavori inizieranno a maggio per concludersi nel 2021. La prima tappa prevede la costruzione di una rete provvisoria per proteggere gli operai che costruiranno la struttura anti-suicidi. “Non saltare perché ti farai male“, è il cartello di ammonimento che verrà messo sul ponte, una volta posizionate le reti. Nel 2018 si entrerà nel vivo delle operazioni.

Il nuovo sistema deterrente costa oltre 210 milioni di dollari.

Intanto, il 27 maggio la città si prepara a festeggiare gli 80 anni del mitico ponte sospeso che collega l’Oceano Pacifico con la Baia di San Francisco, e che è simbolo incontrastato della città californiana.

 

Patrizia Cicconi

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