La federazione irlandese aveva già ricevuto critiche per non aver messo in vendita per i fan le maglie della nazionale di rugby femminile. Ora, è di nuovo polemica per la promozione delle maglie sul sito dello sponsor.

Modelle al posto delle giocatrici del rugby femminile

Solo un mese fa, la Irish Rugby Football Union e l’azienda neozelandese Canterbury avevano creato controversia dopo la mancata vendita, nel negozio online ufficiale, della maglia della nazionale femminile. I fan, infatti, potevano acquistare le maglie con sponsor Vodafone, tipica tenuta della nazionale maschile (disponibili anche in modelli da donna), ma non le maglie sponsorizzate AON, indossate in campo dalla nazionale femminile.

Le nuove maglie per il rugby femminile irlandese mostrate da modelle. Credits: Twitter.
Le nuove maglie per il rugby femminile irlandese mostrate da modelle. Credits: Twitter.

Ora, Canterbury, produttrice dell’abbigliamento per la IRFU, ha scatenato nuove polemiche in seguito al lancio online delle nuove maglie per la stagione 2020/21. Sul loro sito, a mostrare le nuove divise dell’Irlanda rugby maschile ci sono Bundee Aki, Robbie Henshaw e Connor Murray: fieri e sorridenti, i giocatori indossano la tenuta completa, con jersey e pantaloncini come se fossero pronti per il match. Per promuovere le nuove maglie per la nazionale donne, però, Canterbury ha scelto tre modelle e non le vere atlete che porteranno con orgoglio quelle divise sul campo. 

Le vere donne del rugby irlandese sono state così snobbate, a vantaggio di tre modelle che nulla hanno a che vedere con questo sport. Persino il modo in cui loro sono rappresentare sembra proporre la presenza femminile nel rugby solo come mere spettatrici. Infatti, le modelle scelte – perfettamente pettinate, truccate e ritoccate – non indossano l’intera tenuta di gioco, bensì la maglia sopra a dei normalissimi pantaloni, come se fossero tifose da casa e non protagoniste delle partite. Un’immagine che stona rispetto a quella delle forti giocatrici irlandesi.

La campagna #IAmEnough

Ovviamente questa mossa di Canterbury non è passata inosservata e, anzi, ha presto animato il web con critiche su tutti i social media. Una delle prime voci a riguardo è stata Florence Williams, atleta della squadra londinese delle Wasps Ladies. Su Twitter ha pubblicato le foto promozionali con le loro evidenti differenze e ha scritto:

“TROVA LA DIFFERENZA
2 lanci di maglie. 3 modelle. 3 giocatori internazionali. 3 profili ritoccati. 1 enorme opportunità persa.
Non usando le giocatrici per commercializzare la LORO DIVISA, si perde l’opportunità di costruire riconoscimenti, fanbase e creare modelli di riferimento per le generazioni future”.

Da qui è iniziata la campagna #IAmEnough, ovvero “Io Sono Abbastanza”, in cui rugbiste da tutto il mondo hanno postato le proprio foto in divisa, a dimostrazione del fatto che le giocatrici donne esistono, sono tante e sono le persone più adatte per promuovere le loro maglie. Anche Elinor Snowsill, mediano di apertura per il Bristol nonché giocatrice della nazionale gallese, ha supportato la campagna, portando ad esempio le foto promozionali della divisa dei Bears in cui atleti uomini e donne fanno da modelli insieme per rappresentare la squadra e le maglie ai propri fan.

La risposta di Canterbury 

Dopo una giornata di campagna sui social, Canterbury ha ammesso i propri errori e chiesto scusa per l’accaduto. Ha inoltre confermato che i futuri lanci prevederanno la presenza di giocatori e giocatrici e di sostenere la promozione della maglia della nazionale femminile in ottobre “con lo stesso impegno e la stessa dedizione che [hanno] per tutte le [loro] squadre”. Tuttavia, questa non è la loro prima risposta, in quanto inizialmente avrebbero comunicato che, a causa Covid, ci sarebbero stati rallentamenti per il servizio fotografico delle maglie delle donne.

La risposta più importante alla vicenda, però, è quella della IRFU. O meglio, la loro mancanza nel rispondere chiaramente e prendere una posizione sui fatti e sull’iniziativa #IAmEnough. Mentre per Canterbury si tratta infine di marketing e profitti, la federazione irlandese dovrebbe essere al di sopra di queste logiche e sostenere ugualmente le due squadre, senza distinzioni. Questo silenzio, invece, mostra un approccio contrario allo spirito inclusivo dello sport del rugby. Sport di cui un terzo dei praticanti nel mondo sarebbero proprio le donne, stando ai dati di World Rugby del 2018.

La rappresentazione è essenziale per invitare nuove persone a giocare o a seguire il rugby, ma fortunatamente spesso il gioco in sé vince e conquista gli appassionati e le appassionate al di là di ogni campagna promozionale.

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