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Rugby femminile: in Irlanda niente maglie per i fan

In Irlanda le maglie della nazionale di rugby femminile non sono in vendita ai tifosi e sono a malapena disponibili alle giocatrici. Ecco come ciò incide sul tifo e sulle (troppe) differenze tra il settore Uomini e Donne.

Differenze tra maschile e femminile: la polemica

Uno delle gioie più grandi per un appassionato di rugby è andare allo stadio per assistere alla partita del proprio Paese indossando con orgoglio la maglia della nazionale. Portare le maglie uguali a quelle degli stessi atleti in campo, infatti, unisce i tifosi ai giocatori, come se fossero tutti parte di una grande squadra, che si supporta e si sostiene a vicenda. È inoltre risaputo che, sebbene negli ultimi anni sia molto avanzato accorciando la distanza con il settore maschile, il rugby femminile necessita ancora di maggiore supporto.

La nazionale irlandese di rugby femminile. Credits: ©INPHHO/Laszlo Geczo
La nazionale irlandese di rugby femminile. Credits: ©INPHHO/Laszlo Geczo

Per questo, il caso dell’Irlanda fa riflettere. In Irlanda, le divise per la nazionale Uomini sono diverse da quelle per le donne: i primi vestono una maglia verde sponsorizzata Vodafone, mentre le seconde portano una maglia verde leggermente diversa, con sponsor AON, una multinazionale di servizi di consulenza. La differenza più grave, però, è che i fan possono acquistare solo la maglia della nazionale maschile.

Non solo le maglie della nazionale femminile non ci sono nei negozi a disponibilità dei tifosi, ma ci sono pochissime maglie anche per le stesse giocatrici. Come riportato dal Telegraph, la federazione irlandese (IRFU) ha dato alle atlete solo due maglie a testa per l’intera durata del Sei Nazioni. Mentre ai giocatori uomini sono fornite due maglie a testa a partita.

L’impatto sui tifosi e sul mercato

Sul negozio online della IRFU si trovano molte versioni della maglia della nazionale maschile, tra cui i modelli da donna, ad indicare che in effetti il rugby è uno sport inclusivo che annovera anche molte tifose. Tuttavia, non c’è traccia della maglia AON, comunicando così il messaggio opposto, ovvero che il settore femminile è inferiore. 

Eppure, il rugby femminile irlandese ha subìto un notevole aumento di pubblico negli ultimi anni. Il record è stato raggiunto a febbraio 2019, quando la partita del Sei Nazioni contro l’Inghilterra ha contato 4.637 spettatori. Da allora, la squadra femminile è diventata sempre più famosa e, si suppone, meritevole del supporto che la vendita delle maglie può fornire. Vendere le maglie AON significherebbe infatti investire economicamente nel settore femminile, ma contribuirebbe molto anche a diffondere l’interesse per le donne nel rugby (in generale) e le atlete irlandesi (in particolare).

La nazionale italiana di rugby femminile contro la Francia nel Sei Nazioni. Credits: Federugby
La nazionale italiana di rugby femminile contro la Francia nel Sei Nazioni. Credits: Federugby

Come riportato dall’Irish Times, la federazione ha giustificato l’assenza della maglia AON nel negozio online dicendo che il venditore, l’azienda neozelandese Canterbury, sceglie cosa vendere in base al mercato e che, se il gioco femminile diventerà più popolare, si adatteranno alle richieste di maglie AON. Questo però non fa che alimentare un circolo vizioso di mancati investimenti e scarsa rappresentazione che peggiorano solamente le cose. Le conseguenze ovviamente si ripercuotono anche sul tifo, dividendo ulteriormente i due settori anziché unire tutti, tifosi, atlete e atleti, in un unico team.

Fortunatamente in Italia questo problema non sussiste poiché la divisa della nazionale femminile è uguale a quella maschile, mostrando quantomeno che non ci sono differenze “ufficiali” tra i due settori. In Italia supportare la nazionale non ha differenze ed è una cosa di cui possiamo certamente andare fieri. 

Continua a seguire il rugby sulle pagine di Metropolitan Magazine.

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