Russiagate: nominato Robert Mueller come procuratore speciale per le indagini. Aria di impeachement?

Si apre un nuovo capitolo per l’affare Russiagate. Il Dipartimento di giustizia americano ha incaricato Robert Mueller, l’uomo che ha guidato l’FBI per ben 12 anni, di sovrintendere a tutto tondo le indagini federali in corso sulle possibili interferenze di Mosca sulle elezioni presidenziali Usa del 2016 e sui possibili legami tra la campagna di Donald Trump e agenti russi. Sarà lui il “procuratore speciale” o “super commissario” chiesto a gran voce dai democratici a stelle e strisce. Intanto per Trump iniziano i primi rumors che ipotizzano l’impeachement. E le borse scendono: listini in rosso dall’Asia all’Europa, peggior calo del Dow Jones degli ultimi otto mesi.

Assomiglia sempre di più ad una partita di scacchi l’indagine sul Russiagate. E la svolta di ieri vede ricomparire l’alfiere Robert Mueller, ex direttore dell’FBI, che ha guidato il bureau durante la presidenza Bush e poi sotto quella di Obama, e che aveva lasciato il posto a James Comey, licenziato dal Presidente Trump una settimana fa. E che ora torna nelle vesti di “special conselour” per le indagini del Russiagate.

Mueller gode di grande stima all’interno del bureau investigativo e di consenso politico bipartisan: è capace, professionale e apprezzato per questo. Ha la fama di rude e scrupoloso investigatore che si è guadagnato sul campo a partire dalla nomina ai vertici dell’FBI, nel 2001 da parte di George W. Bush, durata fino al 2013: per farlo restare in servizio oltre i 10 anni, il Congresso approvò una legge speciale ad hoc e ad oggi è il capo dell’FBI più longevo dopo Hoover.

La sua nomina può essere interpretata in diversi modi: innanzitutto come volontà, da parte del dipartimento di giustizia, di calmare le acque e di rassicurare l’Fbi dopo il licenziamento di James Comey, avvenuto lo scorso 9 maggio, forse voluto dallo stesso Trump e proprio per il Russiagate. Come ci ricorda Repubblica, poi, la nomina dello “special counselour” può essere un passaggio preliminare alla procedura dell’impeachment: poiché però l’atto viene dalla stessa Amministrazione Trump l’interpretazione più corretta è quella di un tentativo dell’esecutivo di riprendere il controllo di una situazione che negli ultimi dieci giorni gli è sfuggita di mano, con una mossa preventiva che “svuota” eventuali richieste della Camera. Inoltre può essere una risposta positiva alla richiesta dei democratici di indagini più indipendenti e trasparenti.

Ma queste sono ipotesi. Di sicuro c’è che Mueller godrà di una enorme indipendenza, più grande di quella che avrebbe avuto il ministro della giustizia Jeff Sessions, costretto alcune settimane fa a un passo indietro per il suo coinvolgimento diretto nello scandalo.
Nella lettera con cui lo ha nominato, il viceministro della Giustizia, Rod Rosenstein, lo autorizza ad indagare “su ogni legame e/o coordinamento tra il governo russo e individui associati alla campagna del presidente Donald Trump e su ogni questione che emerge o può emergere direttamente dall’indagine”, dunque presunte pressioni di Trump su Comey per insabbiare l’inchiesta comprese.
Riferirà direttamente al ministero di Giustizia.
La risposta di Donald Trump alla nomina? Una nota diffusa dalla Casa Bianca in cui ha detto: “Le indagini dimostreranno che non c’è stata nessuna collusione tra la mia campagna ed alcuna entità straniera. Spero che questa questione si chiuda rapidamente. Nel frattempo non smetterò mai di combattere per la gente e per le questioni che più importano per il futuro del Paese”.
Ma il presidente ha anche aggiunto via Twitter che “con tutti gli atti illegali avvenuti nella campagna elettorale della Clinton e nell’amministrazione Obama non è mai stato nominato un commissario speciale. E’ la più grande caccia alle streghe di un politico nella storia americana”.

C’è il rischio che il re subisca lo scacco.

Federica Macchia

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