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Sandra Milo: “Fellini e Bettino Craxi, i miei grandi amori”

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Sandra Milo: “Fellini e Bettino Craxi, i miei grandi amori” ad un’intervista rilasciata al Corriere. «A volte i riconoscimenti sono un po’ tardivi, comunque è importante riceverli». Sandra Milo, la Sandrocchia di Fellini, il 27 settembre riceverà il premio alla carriera al Bellaria Film Festival, storica manifestazione, tra le più longeve in Italia, che nelle passate edizioni ha dato spazi rilevanti e riconoscimenti a registi come Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Silvio Soldini. «Quando ricevetti il primo Nastro d’Argento per il film 8½ – continua l’attrice – quasi si scusarono con me, dicendomi che mi avevano un po’ sottovalutata. In realtà io pensavo di essere stata sottovalutata, ma sentirmelo dire mi ha fatto piacere».

Nata a Tunisi, poi ha vissuto in Toscana, a Milano, ma a Roma ha iniziato la sua carriera cinematografica. «Per forza! Solo a Roma si faceva cinema. All’inizio, mi sentivo di passaggio, ma a Roma, la città più bella del mondo, ci sono anche nati due dei miei figli». E ha esordito sul grande schermo accanto a un attore romano, Alberto Sordi, nel film Lo scapolo. «Con Albertone devo ammettere che non ebbi un bel rapporto. All’epoca io venivo dal nord, dove c’era un altro modo di comportarsi. Lui aveva uno spirito bonario, ma anche un po’ pesante. Secondo lui ero solo una bella ragazza, con cui sollazzarsi un po’. E persino il regista del film, Antonio Pietrangeli, all’inizio mi prendeva in giro. Quando arrivavo sul set, esclamava: “Eccola! È arrivata Eleonora Duse!”. Io ero disperata, ma per fortuna il suo aiuto regista era Franco Zeffirelli, una persona davvero speciale, mi confortava, mi diceva “non preoccuparti”».

L’incontro con Fellini a Cinecittà fu determinante. «8½ fu un tiro del destino. In quel periodo mi ero ritirata dal cinema. Dopo Vanina Vanini, diretto da Rossellini, che era stato accolto malissimo al Festival di Venezia, ero distrutta: venni accolta dai fischi del pubblico. Il mio compagno di allora, mi disse non prendermela e di pensare solo a fare la moglie a casa. Ma Federico stava cercando il personaggio di Carla, l’amante ideale che doveva affiancare Mastroianni. Mi telefonò chiedendomi di fare il provino: io rifiutai, ma lui si era fissato e dopo qualche giorno mi manda a casa la sua troupe e, quando arrivai a Cinecittà, Marcello, un uomo straordinario, mi accolse dicendo: “Ben tornata a casa!”». Come ha conosciuto Fellini? «Ci presentò Flaiano a Fregene: io rimasi colpitissima dai suoi occhi stregati. Durante la lavorazione del film, me ne innamorai perdutamente, lui mi sentiva più che altro come una sua scoperta». Poi il profondo legame con Bettino Craxi. «Ci conoscemmo a Milano: lo ricordo un ragazzone timido. La nostra relazione è durata due anni, ci frequentavamo a Roma, dove era diventato segretario del Psi. Ammiravo in lui l’amore che nutriva per l’Italia e gli italiani sono stati ingiusti con lui. È stato un periodo difficile per il nostro Paese». Tra i momenti difficili, lei ha vissuto in diretta alla strage di Fiumicino nel 1985.«Fu terribile. Era il 27 dicembre e mi trovavo all’aeroporto per accompagnare mia figlia Azzurra che partiva per New York. Mi ero allontanata per andare in farmacia. Sento gli spari, qualcuno pensa ai fuochi di fine d’anno ma io, che ho vissuto la guerra, ho subito capito che erano spari veri. Cominciai a correre come una pazza per raggiungere mia figlia, per fortuna era salva». Con il premio alla carriera, qual è un sogno irrealizzato? «I sogni sono tanti, non mi interessa tanto realizzarli. L’importante è sognare».

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