Cronaca

“Smetto quando voglio – Masterclass”, il sequel che incarna l’attuale generazione

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La banda dei ricercatori è tornata. Dopo il successo del primo film nel 2004, il regista Sydney Sibilia non delude e mette in scena una seconda commedia action fortemente radicata nella nostra società ma dopata di uno stile spettacolare, all’americana, che incarna alla perfezione tutte le caratteristiche di questa generazione.

È raro che i sequel entusiasmino più del primo capitolo. E il regista, quando aveva esordito con Smetto quando voglio riscuotendo un successo inaspettato per la sua originalità rispetto alle altre commedie italiane, non prevedeva certo di girare una saga. Invece, Smetto quando voglio – Masterclass e Smetto quando voglio – Ad Honorem! (terzo appuntamento che uscirà nelle sale nei prossimi mesi) sono stati realizzati insieme per dar vita a una trilogia avventurosa e divertentissima, dove il secondo capitolo supera il primo per ricchezza di idee.

Ritroviamo i nostri eroi colti e anticonformisti: nel primo capitolo si parlava di un gruppo di ricercatori universitari precari e sottopagati che facevano i benzinai o erano disoccupati nonostante una grande carriera accademica, e, ad un certo punto, si mettevano a sintetizzare droghe legali per guadagnarsi da vivere diventando poi degli sprovveduti criminali.

Qui invece è la legge ad aver bisogno di loro. Paola Coletti, ispettore giovane e grintoso, chiede al detenuto Pietro Zinni di rimettere in piedi la banda per un’operazione anti droga commissionata dalla polizia: scovare altri produttori di smart drugs e fermarli. In cambio la fedina penale di tutti sarebbe tornata pulita. Pietro deve prima trovare e convincere i membri (tanti vecchi, ma con qualche nuovo ingresso) a buttarsi nell’avventura.

Rispetto al primo capitolo, questo sequel vanta una struttura più bilanciata, con un susseguirsi di scene e battute irresistibili. Il grande merito di Sibilia consiste nell’aver alleggerito un tema drammatico e prettamente nostrano, cioè la mortificazione dei giovani laureati, dei ricercatori e degli studiosi che, per colpa di raccomandazioni o di mancanza di fondi, non riescono ad affermarsi.

Vengono ripresi i punti di forza del primo capitolo: inquadrature pindariche, musica ad alta gradazione di decibel, un’ironia scorretta e battute demenziali, per sfociare questa volta nell’action e nel poliziesco. Il risultato è una contaminazione a tratti esilarante, fra I soliti ignoti e un film di supereroi Marvel, ed ecco allora: inseguimenti furiosi nei luoghi della Roma antica, macchine che si cappottano in corsa, assalto ad un treno, missioni a bordo di sidecar originali della Germania nazista, combattimenti a mani nude. Il tutto condito da grandi risate.

Certo, una sensazione di già visto c’è (si reiterano un po’ i soliti meccanismi: il reclutamento dei membri della banda, le tensioni interne alla gang), ma amalgamati con una certa auto ironia e non mancano le sperimentazioni e soprattutto le new entry fanno il loro lavoro: la volitiva ispettrice, l’avvocato specializzato in diritto canonico che risulta essere poi un’ottima spalla comica, l’anatomista teorico diventato boxeur a Bangkok è l’“uomo che mena” che mancava.

Diciamolo subito: Smetto quando voglio – Masterclass non è un semplice sequel; piuttosto, è il tassello intermedio di un’operazione produttiva intelligente, un continuum delle potenzialità artistiche e commerciali del primo film.

Inoltre, dalla visione di questo secondo episodio si evince il desiderio di conoscere le sorti della banda e c’è grande curiosità di capire come si muoveranno tutte le pedine poste sulla scacchiera.

Non rimane altro da fare poi che aspettare l’ultimo capitolo e sperare che la commedia italiana possa seguire questa scia, perché in fondo Smetto quando voglio – Masterclass è la dimostrazione che si può mantenere un’anima, divertendosi e divertendo, anche quando aumentano le possibilità, le responsabilità e le ambizioni.

 

Patrizia Cicconi

https://wordpress.com/post/metropolitandotblog.wordpress.com/6825

 

 

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