Cinema

Society: The Horror è un film tanto politico quanto disgustoso

La Rubrica del venerdì è tornata con tante nuove idee da guardare. Ecco un film tanto politico quanto disgustoso, Society: The Horror.

Ciao a tutti, oggi è venerdì e quindi come ogni settimana siamo pronti per una nuova edizione della Rubrica Horror:

Bloody Mary, Bloody Christmas!

con la mia rassegna di film più terrificanti, sanguinolenti, artisticamente horror. Come ben sapete sono un’appassionata di orrore e disgusto, e anche oggi vi godrete il mio

Cinema per stomaci forti!

Stavolta siamo pronti per un film veramente sopra le righe, orrendo, disgustoso, aberrante. Non è fatto per spaventare ma per disgustare. Con forti toni politici e di critica sociale, proprio come piace a me.

In una ambiziosa pellicola che ricorda una sorta di Salò, Brian Yuzna, regista statunitense di origine filippina, traccia le coordinate di un horror politico che compone una metafora per poi renderla la realizzazione di un incubo.

Una storia agghiacciante:

La storia è corale, caratterizzata da forti elementi di critica sociale, ma si conentra attorno alla figura di un giovane rampollo.

Il brillante Bill Whitney a prima vista sembrerebbe un ragazzo fortunato. Vive con i genitori e la sorella Jenny nel verde di Beverly Hills. Ma nonstante la sua lussuosa vita nella villa di famiglia, è afflitto da un forte senso di inquietudine.

Nel corso della pellicola vedremo come questo lo porta a temere dei suoi familiari e dubitare della loro vera natura, nonostante le cure del medico di famiglia, il Dottor Cleveland.

Bill continua a sentire che qualcosa non torna. Il ragazzo è assillato da incubi ricorrenti nei quali madre, padre e sorella sono degli esseri demoniaci. Avvengono una serie di grotteschi eventi in cui la realtà sembra modificarsi sotto gli occhi de povero protagonista, che frustrato e spaventato cerca conforto all’esterno senza però trovarne. Ogni tentativo di raggiungere un briciolo di certezza è soffocato da mistero e, in alcuni casi, morte.

Bill inizia, e lo spettatore con lui, a dubitare del confine che separa la verità dall’immaginazione. Ma la sensazione di fondo resta: qualcosa di perverso sta accadendo sotto i suoi occhi e per una qualche ragione non riesce a denunciarlo. Non riesce nemmeno a capire esattamente di cosa si tratti.

La storia è un progressivo susseguirsi di sussulti, angosce, equivoci dai toni cupi e lugubri. Quella che da fuori sembra una vita letteralmente perfetta viene raccontata allo spettatore in una maniera così torbida che è impossibile non avere un nodo alla gola per tutto il film.

L’ansia sale, l’asticella si alza: con gli occhi incollati sullo schermo si accumulano dubbi e irrisolti. Ogni minuto che passa Bill si fa più irrequieto e noi con lui. I suoi amici muoiono, le sue cose scompaiono, grotteschi incontri nutrono il climax d’agitazione che, inevitabilmente, andrà a confluire nel finale del film.

Ma è il finale ciò che rende “Society: The Horror” un capolavoro

L’apoteosi è una festa a sorpresa in suo onore. Festa di cui si parla sin dal primo minuto del film. Bill a questo punto della narrazione è certo del fatto che andare alla festa sia pericoloso, ma è deciso a scoprire cosa si nasconde in fondo a questo macabro mistero.

Così arriva in casa dei suoi genitori, al cospetto di tutta Beverly Hills. Lo spettacolo è agghiacciante.

Bill si ritrova davanti esseri deformati e con espressioni raccapriccianti: ricconi di Beverly Hills, wasp che si vestono bene, guidano belle automobili, vivono in splendide ville. Sono avvocati, banchieri, broker, medici. Tutti bianchi, tutti puliti. Vediamo anche il Dottore che lo teneva in cura. Ma non hanno più quelle sembianze. Questa volta non è un’allucinazione e non c’è modo di insabbiare quanto sta accadendo.

Si tratta della realtà, ed è oltre l’incubo. La festa è un convitto di abomini carnoidi che si mescolano in una viscida sostanza che fa da collante e solvente al tempo stesso. In una pratica che sembra un miscuglio tra una strage e un’orgia, quest’ammasso di frattaglie si muove e da esso emergono volti che Bill conosce molto bene. Tutti i suoi amici e vicini sono incestuosi, mostruosi, cannibali. Si fondono in un mostruoso essere collettivo con la pretesa di essere una forma di vita superiore.

Tematiche e conclusioni:

La classe dirigente è infatti costituita da mutanti cannibali. Non sono la sua famiglia: egli non appartiene a loro in quanto adottato da piccolo. Ed è qui che inizia il bello: ora Bill dovrà difendersi e uscire da lì.

Society – The horror” è una metafora horror del mondo in cui viviamo. Si tratta di una metafora gigantesca secondo cui le mutazioni nel corpo sono specchio delle riflessioni sulla degenerazione etica, morale e psicologica della società dei consumi. Niente di nuovo: si tratta di un concetto che vediamo anche in David Cronenberg e che ha trovato seguaci anche in Oriente, pensiamo al canto del corpo elettrico di Shinya Tsukamoto e del suo Tetsuo. Ma si tratta di una radicale critica di quell’america Reaganiana dove tutto sembra perfetto in superficie. Una superficie che serve a contenere una serie di turpitudini immonde.

In una delle più feroci critiche all’ipocrisia borghese mai realizzate, Yuzna materializza gli incubi. Trasforma l’angosciante avvento di un’alta borghesia dedita alle peggiori turpitudini in pura e semplice realtà. Un incubo che si avvera, ed è peggio di come avremmo mai potuto immaginarlo.

Visione consigliata.

Vi è piaciuto l’articolo? Ci vediamo la prossima settimana con l’ultima puntata di

“Bloody Mary, Bloody Friday”

Ovvero il vostro appuntamento settimanale, anche quest’anno, col:

Cinema per Stomaci Forti!

Articolo di Maria Paola Pizzonia (Rae Mary)
per Metropolitan Cinema

Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.
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