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Marzo 4, 2021, giovedì

Sonno e consapevolezza: uno studio sugli infermieri ne dimostra l’importanza (VIDEO)

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Come sappiamo, essere presenti a se stessi è fondamentale. Forse nessun ambito richiede più consapevolezza di quello medico, in cui è essenziale.
Un nuovo studio della School of Aging Studies della University of South Florida, guidato da Soomi Lee e pubblicato sulla rivista Sleep Health, rivela la best practice fondamentale per gli infermieri: il sonno. Questo studio su 61 infermieri a tempo pieno negli ospedali statunitensi rivela come 29 minuti in più di sonno ogni notte li abbiano aiutati ad essere più consapevoli sul lavoro.

L’importanza del sonno e della “consapevolezza”

Ma che cos’è la consapevolezza? Spesso la chiamiamo ‘presenza a se stessi’, ovvero la completa attenzione ai dettagli nel momento che si sta vivendo. Derivata dalla filosofia buddista, la consapevolezza divenne di moda nei circoli di psicoterapia negli anni settanta, principalmente grazie al lavoro di Jon Kabat-Zinn. Forse starete immaginando una pratica di meditazione da seduti ma la consapevolezza può essere esercitata in ogni momento da chiunque.

Tanto che gli infermieri, essendo esperti multitasking (il che sembrerebbe l’antitesi della consapevolezza) dati i loro doveri lavorativi, non possono assolutamente farne a meno: la consapevolezza gioca un ruolo importante nell’aiutarli a rimanere in pista senza essere sopraffatti dalle mille attività.

Per lo studio, Lee e il suo team hanno monitorato gli infermieri tramite questionari auto-segnalati sui loro telefoni 3 volte al giorno per 2 settimane, esaminando 8 variabili del sonno su 5 dimensioni: soddisfazione, vigilanza, tempismo, efficienza e durata. Hanno anche riferito i loro livelli di attenzione e consapevolezza durante il lavoro.

Non dovrebbe sorprendere che più sonno porti a una maggiore capacità di concentrazione. Come osserva Lee ‘l’attenzione consapevole va oltre il semplice essere svegli. Indica il controllo dell’attenzione e l’autoregolazione che facilitano la sensibilità e l’adattamento ai segnali interiori ed ambientali, che sono essenziali quando si fornisce assistenza consapevole ai pazienti e si affrontano efficacemente situazioni stressanti.

In una sorta di ciclo di feedback, gli infermieri che hanno riportato punteggi di consapevolezza più elevati avevano il 66% in meno di probabilità di manifestare sintomi di insonnia. Circa un terzo degli adulti americani dorme meno di sei ore a notte: problemi che vanno dal declino cognitivo e l’aumento di peso, agli incidenti automobilistici e ai problemi del sistema immunitario derivano da un sonno insufficiente.

Per non parlare degli incidenti sul lavoro. Con una stima di 70 milioni di americani che soffrono di qualche forma di disturbo del sonno, questa è una crisi di salute pubblica troppo poco discussa. Ed è una problematica che non affligge solamente gli USA ma il mondo intero.

Non è un caso che la richiesta di cure, prodotti e servizi che beneficiano il sonno, sia in impennata negli ultimi anni. Soprattutto a partire dal 2020, quando l’impatto con il Covid ha creato un’altra enorme richiesta, ovvero quella di equilibrare i cicli circadiani sbilanciati a causa della vita irregolare dettata dalle quarantene e dalla quotidianità isolata. Su https://ilmigliormaterasso.it/ leggiamo, infatti, quali sono i memory foam più adatti da utilizzare durante l’emergenza e a quanto pare, sono molti i clienti soddisfatti da questa “tecnologia”.

Vi lasciamo con un interessante video di Vanessa Hill che ci racconta, tra le altre cose, come Nikola Tesla e Leonardo Da Vinci non dormissero come noi e l’evoluzione dei ritmi del sonno nel tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mr. Redhttps://metropolitanmagazine.it/
Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e questo è quanto basta.
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