Speciale Halloween: la casa è viva in “madre!”

Madre! - Photo Credits: Il Cinematographe
Javier Bardem e Jennifer Lawrence – Photo Credits: Cinematographe

Una grande casa isolata nel bosco è il rifugio d’amore di un uomo e una donna di cui non conosciamo i nomi, interpretati da Javier Bardem e Jennifer Lawrence. Ed è anche la culla dell’arte di lui, poeta in crisi creativa che gode dell’assoluta adorazione della moglie. Divisa tra la dedizione nei suoi confronti e le attenzioni verso la casa che intende ristrutturare, la donna futura madre si trascina nelle sue giornate, fin quando uno strano individuo si insinua nella loro vita.

Madre! - Photo Credits: Meteo Week
Jennifer Lawrence – Photo Credits: Meteo Week

Il male scorre tra le pareti in “madre!”

madre!, questo film dal titolo graficamente insolito, accolto in modo assai discutibile nel 2017, è l’ultima fatica di Darren Aronofsky. Il regista aveva già diretto film controversi, incentrati su fragili personaggi femminili irrobustiti dalle loro interpreti. In questo caso, la protagonista si trova oppressa nella sua stessa casa. E la minaccia sembra venire dall’esterno sotto la forma di una proliferazione di odiosi individui.

Non ci sono fantasmi, demoni o creature infernali. Eppure la casa è infestata lo stesso, indipendentemente dall’origine del male. Gli spazi sono asfissianti per la futura madre tanto quanto per lo spettatore (la pellicola è girata quasi interamente in interni, a Montréal). E la donna arriverà ad essere così satura da esplodere, in un finale che è, come poi tutto il film, lasciato alla libera interpretazione dello spettatore.

Madre! - Photo Credits: Il Cineocchio
Jennifer Lawrence in una scena di “Madre!” – Photo Credits: Il Cineocchio

Sono solo case…

“E’ soltanto una casa!”, così parla il fastidioso personaggio di Michelle Pfeiffer. Questo ignora, o forse comprende perfettamente, la simbiosi esistente tra la madre e la casa. E non è allora biasimabile il malessere della donna, che percepisce ogni nuova invasione come una profanazione del suo stesso corpo. Un sentimento che echeggia un po’ la sofferenza di Stella nella Casa sulla scogliera, ma con un’estetica sanguinaria e una tensione visiva che sono proprie solo di Aronofsky.

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Manuela Famà

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