Cronaca

Sta per partorire ma viene assunta!

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Ha  fatto scalpore la notizia di Martina Camuffo, una donna 36enne che in questi giorni ha firmato un contratto di lavoro. Nulla di strano, se la donna in questione non fosse incinta e addirittura al nono mese di gravidanza.

La notizia ha lasciato tutti di stucco. In un’Italia in cui le donne vengono più penalizzate degli uomini in ambito lavorativo proprio per la “paura” di impegni familiari e la possibile futura gravidanza, Samuele Schiavon, titolare di una piccola impresa in Veneto, non si è fatto intimorire e determinato, ha assunto la ragazza che inizierà a lavorare fra 5 mesi.

Il titolare non vuole, ha affermato, fare lo stesso errore che ha fatto qualcun altro prima di lui nel licenziare la moglie solo perché incinta.

Schiavon l’aveva già vista all’opera presso un’altra azienda e le sue competenze erano perfette per portare avanti la sua impresa così,  l’ha contattata qualche mese fa e dopo un breve colloquio in cui Martina aveva anche dichiarato di essere incinta, sembrava tutto svanito fino al fatidico giorno in cui la stessa richiamata dal titolare, è stata invitata ad andare in azienda per firmare, se ancora interessata, il suo nuovo contratto.

Fonte immagine:corriere del veneto

Pensate lo sbalordimento e la gioia di Martina che col pancione e con la penna stretta tra le dita tremolanti, ha firmato la sua lettera di incarico.

In  un paese in cui le donne ad un colloquio devono spesso rispondere alle domande:”Sei sposata? Fidanzata? Hai figli? Ne vorrai avere?” La storia di Martina sembra un vero e proprio sogno, una chimera che però non dovrebbe essere una particolarità ma semplicemente la normalità.

Perché penalizzare il sesso femminile?

Le donne, secondo recenti statistiche, sono più brillanti all’università rispetto agli uomini, compiono più esperienze internazionali e conseguono un maggior numero di attestati. Ma nonostante le performance brillanti, la penalizzazione nel mondo del lavoro è elevatissima nei confronti delle donne. Le differenze di genere sono molto nette in Italia più che in altri paesi Europei sia dal punto di vista professionale che remunerativo. Il gentil sesso, deve essere molto più qualificato  dell’uomo per poter ottenere lo stesso tipo di lavoro di quest’ultimo e nonostante ciò, l’occupazione femminile si attesta al 47% rispetto a quella maschile che invece è al 65%.

La maternità è purtroppo uno dei motivi principali di fuoriuscita dal mercato del lavoro perché si sa, un titolare di una qualsiasi azienda non può permettersi di perder tempo e denaro per una dipendente che durante il periodo di gravidanza e post, sta per un po’ lontana dal lavoro pur essendo in parte retribuita. E’ solo un peso per l’attività.

Sembra assurdo ma è così. Pare quasi che i mesi di maternità siano  un torto che una donna fa all’azienda, un modo per stare a casa senza far nulla. Ironizzando potremmo dire che la donna in gravidanza sia una sorta di “falsa invalida”. Ma a parte gli scherzi, se non si cambierà mentalità e non si capirà che il denaro non è vita ma che solo la nascita è vita, permarremo in questo stato di disparità di genere e di ingiustizia per molto ancora.

Una donna è ricchezza e come tale deve avere lo stesso valore degli uomini, non solo per un buon curriculum ma soprattutto perché è l’unica in grado a dare la vita.

Rosanna Maurici

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