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Aprile 21, 2021, mercoledì

Stasera in tv “1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra”, attualità di una catastrofe

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Distribuito nel 1971, la storia di 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra ci sembra più che attuale. Non solo per gli effetti dell’olocausto batteriologico che racconta (che ci riporta purtroppo alla realtà), ma anche per il genere a cui appartiene. La fantascienza post-apocalittica negli ultimi dieci anni (o, perché no, negli ultimi venti), ha letteralmente invaso il grande schermo. Dall’avvento di Netflix poi, anche le serie tv non fanno che ruotare intorno a gruppi di sopravvissuti a una catastrofe.

Charlton Heston in una scena di 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra- Photo Credits: Wikipedia
Charlton Heston in una scena di 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra– Photo Credits: Wikipedia

Di cosa parla 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra?

Robert Neville è uno dei pochi superstiti che si aggira sulla Terra. Oltre a dover sopravvivere su un pianeta tossico, deve anche fuggire da una setta di uomini trasformatisi in albini sanguinari. A interpretare il protagonista è Charlton Heston, Oscar al miglior attore per Ben-Hur oltre ad iconico interprete di film di fantascienza. La regia è di Boris Sagal, regista nato in Ucraina e morto tragicamente sul set di un film.

Disastro ecologico, pandemie o catastrofi cosmiche sono salde nel nostro immaginario da oltre un secolo. La fantascienza è poi il genere che le accoglie meglio come tematiche, perché è quello che riesce a offrire uno sguardo critico sulla realtà, ribaltandola. Portarci avanti con la trama di 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra sembra superfluo perché il film rispetta e anticipa gli stereotipi del genere. Ma anche perché, accennandola appena, ci ha immediatamente ricordato un’altra storia. Parliamo naturalmente di Io sono leggenda.

Io sono leggenda - Photo Credits: IlGiornale
Io sono leggenda – Photo Credits: IlGiornale

Remake di un remake

Basato su I Am Legend di Richard Matheson, il film con Will Smith, enorme incasso al botteghino, è in realtà il remake di un remake. Prima dell’adattamento di Sagal, al 1964 risale L’ultimo uomo della Terra. La quantità di trasposizioni è certamente indice della qualità della storia e della sua attualità che, ripetiamolo, non interessa in realtà solo gli ultimi anni, ma è da ritrovare molto addietro. Pensiamo poi che il romanzo di Matheson è stato pubblicato nel 1954, quando la fobia della bomba atomica perseguitava l’immaginario mondiale, in attesa di una guerra nucleare che fortunatamente non ci fu mai.

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Manuela Famà

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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