Cronaca

Terremoto, il ruolo dell’informazione nell’emergenza secondo il punto di vista degli esperti. Report visita guidata nelle zone colpite dal sisma

Terremoto: la parola torna ad essere presente nella quotidianità e nella mente di coloro che lo hanno vissuto direttamente e indirettamente. Presso il “Monastero Valledacqua” sito ad Acquasanta Terme, paese molto vicino alle zone terremotate marchigiane, si è svolto un convegno che ha avuto come obiettivo quello di delucidare il ruolo dell’informazione di fronte ad eventi tragici come, appunto, quello del recente terremoto.

Molte le voci più importanti del settore che si sono alternate nel convegno. Dal moderatore Vincenzo Varagona, capo servizi Rai, al sindaco di Acquasanta Terme, Sante Stangoni. Dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, Dario Gattafoni, a Maurizio Di Schino, segretario nazionale dell’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) a Roma, e inviato speciale di TV 2000. E inoltre, Titti Postiglione, Direttrice ufficio emergenze Dipartimento della Protezione civile e la psicologa e psicoterapeuta Eddy Spezzati.

I momenti salienti del convegno sono stati gli interventi del giornalista Maurizio Di Schino che ha narrato la sua esperienza come inviato nei luoghi colpiti dal sisma. “Si incontrano molte persone, gente che vuole parlare, sfogarsi, aprirsi. Ricordo un signore che si è avvicinato mostrandomi una foto dei suoi parenti morti sotto le macerie; egli si era accorto che ero un giornalista e io lì non ho saputo fare il mio mestiere: non gli ho chiesto un’intervista. Quella persona voleva soltanto parlare e quell’istante è diventato un momento di condivisione di un dramma. Mi chiedo: noi giornalisti in queste circostanze quanto siamo credibili, affidabili, attendibili, responsabili, ma soprattutto umani?”. E aggiunge: “Dobbiamo dare anche notizia della gente che manifesta davanti a Montecitorio, della gente che nella giornata di sabato ha bloccato la strada Salaria ad Arquata. Dobbiamo dare voce anche a chi voce in questo momento non ha. La gente che si trova a far fronte a questo tipo di problemi insormontabili, non vede ancora la fine del tunnel, né una prospettiva per il futuro”.

Conclude proponendo un’interpretazione della professione, di vivere la categoria e il modo di dare informazione: “Nelle aree di emergenza la corrente non c’è, quindi il computer va avanti fino al consumo della batteria e poi si spegne. Gli ultimi strumenti che ci rimangono sono penna e taccuino che non ci tradiscono mai. Io mi sono appoggiato a scrivere anche sopra un bidone dell’immondizia: è questo che ci fa artigiani della parola. Il taccuino e la penna sono quegli elementi che fanno cogliere meglio ciò che uno vede. Per esempio, nella tragedia di Farindola, noi giornalisti siamo potuti andare in loco solo dopo 10 giorni. Nel frattempo tutti i giornalisti avevano scritto ciò che era successo come se ci fossero stati, ma in realtà nessuno è stato lì. Noi non facevamo altro che riportare le notizie che ci davano la Protezione civile, i Vigili del fuoco, il Soccorso Alpino. Dobbiamo sempre ricordare a noi stessi i fondamenti della professione. Pochissimi i colleghi che in quei 10 giorni citavano le fonti secondo i Vigili del fuoco, secondo la Protezione civile, la Guardia di finanza, il Soccorso alpino. In quella circostanza abbiamo perso moltissimo nell’etica della professione. Inoltre, nelle aree di emergenza c’è anche un dopo. La gente ci dice sempre di non dimenticarci di loro e di non abbandonarli, che vuol dire anche continuare a seguire gli sviluppi. Io ho continuato a seguire i commercianti di Amatrice, i quali non sono riusciti ancora a rilanciare la propria attività commerciale”.

Sulla stessa linea è stato l’intervento della direttrice del Dipartimento di Protezione civile, Titti Postiglione: “Gli organi di informazione devono essere un pezzo della Protezione civile così come i militari, i soggetti istituzionali, il volontariato: tutti sono la Protezione civile. Anche gli enti e le aziende private, come per esempio la telefonia, l’Enel, che concorrono alla gestione dell’emergenza sono dentro al sistema con la stessa dignità e responsabilità”.

“Fare una conferenza stampa è una parte del nostro lavoro importantissima perché diamo un’informazione di servizio a tanti soggetti. Chi fa informazione deve capire che nella libertà e nel diritto di fare informazione secondo il proprio codice, sta svolgendo un servizio pubblico. Benissimo che si sia raccontata la manifestazione in strada sia sulla strada Salaria che a Montecitorio e benissimo il racconto attraverso le persone ed è bene in queste situazioni andare ad indagare e capire. Cambiano gli strumenti ma non cambia l’esigenza di un’informazione puntuale porta a porta dove il bisogno è un bisogno singolo. Aiutare a trovare le risposte fa sì che l’informazione abbia un pezzo di grande utilità che si collega ad una importante parola: responsabilità. Quando essa è vissuta pienamente è una bella parola e si avvicina all’etica giornalistica, perché se ogni giorno si fa il proprio lavoro con la responsabilità di sapere che quel pezzo di lavoro verrà giudicato, tante cose sarebbero risolte”.

Aggiunge la psicologa Eddy Spezzati: “La comunicazione può avere anche un ruolo molto catartico: se io riesco a far esprimere il malessere alla persona che ho davanti, probabilmente la comunicazione diventerà più efficace proprio perché l’emozione fa da barriera. Quello che si è instaurato soprattutto nella fase più acuta dell’emergenza con il mondo dell’informazione, è un rapporto basato su due parole: fiducia e ascolto”.

Nel corso del convegno è emerso come la narrazione, la deontologia, l’etica siano elementi che si fondono e fanno emergere la vera mission del giornalista.

Nei media si è parlato e si parla ancora di questo tragico evento: in tv, sui giornali campeggiano foto che ci mostrano la tragicità dell’evento, ma nulla può esser paragonato al fatto di recarsi direttamente sul posto, per cercare di capire e vedere coi propri occhi e con le proprie sensazioni ciò che è accaduto.

La visita guidata sotto l’assistenza e la protezione dei Vigili del fuoco, sempre presenti sul territorio, ha dato conferma della totale devastazione dei paesi Pescara del Tronto e Capodacqua, ormai cancellati. Si ricordi che a Pescara del Tronto, che contava in tutto 135 abitanti, ci sono stati 53 morti. Aleggia in quei posti una sensazione di tristezza, di angoscia e inquietudine sottolineata da un silenzio diverso, rotto soltanto dai nostri passi lungo le stradine disconnesse. Impressionante vedere gli effetti personali tra le macerie, la quotidianità che faceva capire cosa c’era in quella casa, come si viveva, a cosa erano affezionati.

Dedicare del tempo alla visita di queste zone significa non solo dare spazio alla comune riflessione sul ruolo che i media svolgono nelle situazioni di emergenza, ma soprattutto comprendere la realtà dell’accaduto sotto un’altra luce che soltanto la presenza fisica e gli occhi possono far capire.

 

 

Patrizia Cicconi

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/04/terremoto-il-ruolo-dellinformazione-nellemergenza-secondo-il-punto-di-vista-degli-esperti-report-visita-guidata-nelle-zone-colpite-dal-sisma/

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/01/la-ri-scossa-dei-terremotati-in-tutto-il-centro-italia-si-chiede-al-governo-di-intervenire/?iframe=true&theme_preview=true

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