The Discipline, serie a fumetti piena di sesso che non parla assolutamente di sesso.

“Quando si parla di The Discipline, spesso si parla di SESSO. Ci sta, ce ne è un sacco in questo volume – davvero, UN SACCO – e vorrei dire qualche parola su ciò che il sesso significa in The Discipline e perché l’abbiamo rappresentato in questo modo. Il sesso viene presentato diversamente rispetto a come viene mostrato nella maggior parte dei racconti. Di solito, il sesso è il fine, l’obiettivo al quale tendono la storia e i personaggi. Cioè, dopo il sesso, cos’altro potrebbe esserci, se non la Fine o la Morte? L’idea della sessualità come parte di un processo ha una storia lunga. Per molti secoli, la magia sessuale, dagli elementi dello yoga tantrico alle ossessioni di Aleister Crowley, ha cercato di usare nei propri riti l’energia della libidine. Questa serie suggerisce che a tale elenco vada aggiunta la Disciplina, i cui iniziati usano questa modalità per esprimere il proprio strano potenziale nascosto”.

È così che Peter Milligan, nell’introduzione del volume, descrive il significato e il ruolo del sesso nella trama di The Discipline, tanto da concludere dicendo di aver iniziato questa serie “scrivendo di sesso, ma ho finito con lo scrivere molto di più. E questo mi sembra un bel  modo per descrivere questa storia”.

Un fumetto del genere mi invitava letteralmente a nozze visto che, come antropologa sociale, mi sono occupata della storia di gruppi come l’Ordo Templi Orientis del sopracitato Aleister Crowley (la mia amica Martina mi ha pure affibbiato il nomignolo di “antropologa dell’occulto” per questo)… e probabilmente, proprio per il mio infinito oceano di aspettative derivato da anni di studio accademico, questo volume mi è sembrato “breve”. Ok va bene, ammettiamo che io avessi un bias bello grande, l’ho appena detto, però poi ho scrutato le altre recensioni e in effetti tutti avevano la sensazione di una storia a cui mancasse qualcosa.

The Discipline sarebbe stato molto più coinvolgente con più pagine e con più tempo da dedicare a tutti i passaggi dell’iniziazione della giovane e frustrata Melissa, un’iniziazione che, descritta come lunga, complicata e pericolosa, si rivela più facile del previsto per il solito escamotage narrativo di un’iniziata con una prepotente dote innata. Alla luce di questo “filare liscio” della storia, le minacce da parte dei mostri o da parte degli anziani della Disciplina sembrano a volte prive di spessore e intenzione reale, e la protagonista sembra liquidare con fin troppa semplicità nodi narrativi in cui avrebbe dovuto provare quantomeno paura e senso di smarrimento. Ma si sa, ognuno ha il suo carattere alla fine…

Per quel che riguarda i disegni invece, sia Leandro Fernàndez alle matite che Cris Peter ai colori sono adatti alla storia nelle loro linee e colori netti, anche se le tavole di azione possono far cadere in confusione il lettore. Forse avrei gradito più chiaro-scuri anche nella trama.

 

Il volume si chiude con un finale aperto, ma per ora non sappiamo se ci sarà o meno un seguito all’opera (sono già passati due anni dalla prima pubblicazione). Se ci fosse spero vivamente che la storia riempia gli incompiuti del primo volume, perché nonostante tutto lo consiglio. È bello leggere un fumetto diverso dal solito ogni tanto, un fumetto che sta già sulla strada poi per essere migliore con piccoli cambiamenti di rotta e un po’ più di pagine. 

A cura di Eleonora D’Agostino

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