Tragedie in campo, quando il calcio non è una festa

Tragedie su un campo di calcio, di certo una pagina oscura di questo sport. Molte morti sono legate ad arresto cardiaco. Ma c’è anche chi ce l’ha fatta.

Nouri – Abdelhak Nouri è un calciatore di soli 20 anni, e li ha compiuti lo scorso 2 aprile. Veste la maglia dell’Ajax, e di lui si dice un gran bene. Con la formazione olandese è cresciuto come ragazzo e calciatore insieme. E’ bravo, ed un po’ alla volta si è guadagnato il rispetto di compagni ed allenatori. E’ per questo che nel 2015 viene anche chiamato ad esordire nella prima squadra in un incontro di campionato, l’Eredivise.

Il ragazzo è di origini marocchine, ma in Olanda, ad Amsterdam, ci è nato. Chi può essere più felice di lui? Quale ragazzo della sua età non sarebbe entusiasmato dal fatto di vestire i colori della squadra di calcio della propria città? In più l’Ajax è una squadra importante, tra le cui fila sono passati calciatori del calibro di Johan Cruijff, Van Basten, Ibrahimovic, Rijkaard, Davids, Suarez e tanti altri.

Tutto per Nouri va benissimo, poi arriva il sabato maledetto, quello del 15 luglio, quando il ragazzo insieme ai suoi compagni dell’Ajax è impegnato in un test estivo, uno dei tanti, uno di quelli dove occorre portarsi il pallottoliere per tenere il conto dei gol. Abdelhak è in campo, ovviamente, fino a quando non crolla a terra, apparentemente per nessun motivo. Nouri cade a terra, i suoi sogni si infrangono. E’ vittima di un arresto cardiaco, che nel giro di pochi minuti gli procura danni cerebrali gravissimi. Forse morirà, questo i medici ancora non sanno dirlo, ma di certo non farà più il calciatore.

Altre tragedie – Quello delle tragedie in campo è una pagina oscura del mondo del calcio. Più aumenta l’elenco di chi su un campo di calcio ci muore, e meno se ne parla, meno si indaga sulle cause, che pure in qualche modo sembrano accomunare tutte queste tragedie.

Prima fu Taccola, calciatore della Roma, a morire subito dopo una partita di calcio. Poi seguì Renato Curi, e più avanti Cecotti. In tempi più recenti Foé, Feher, Puerta, e poi ancora Morosini, Ribeiro, Jarque, Ekeng. Una lista lunghissima, di ragazzi prima ancora che di calciatori.

Le autopsie hanno spesso messo in luce problemi cardiaci congeniti, e dunque diagnosticabili, ed alcuni casi diagnosticati, eppure non sufficienti per fermare il calciatore, per farlo riflettere sulla pericolosità della sua attività.

Osservando il fenomeno da fuori, sembrerebbe come se il seguitissimo mondo del calcio, nonostante le tante tragedie già occorse, non avesse ancora imparato la lezione della sicurezza e della prevenzione.

Ci fu anche un caso in cui in Croazia, in un campionato per dilettanti, quando il giocatore cadde a terra (Gorna Tunji), l’arbitro si limitò ad ammonirlo, senza preoccuparsi del suo stato di saluto. Il giocatore non aveva simulato la caduta, ma deceduto per un arresto cardiaco fulminante.

Salvati – Non sono molto numerosi i casi di chi invece, grazie ad una solerte assistenza, sono riusciti a salvarsi. I più noti in Italia sono i casi di Lionello Manfredonia e Giancarlo Antognoni.

Il primo, già ex calciatore della Lazio prima di passare alla Roma, accusa un malore prima di accasciarsi a terra preda di un infarto. Viene assistito al meglio, e dunque definitivamente salvato in ospedale.

Qualcosa di simile accadde anche a Giancarlo Antognoni, che dopo aver ricevuto un colpo alla testa dal portiere Martina in uscita, cade a terra in arresto respiratorio. Viene subito aiutato a riprendersi, e come nelle belle favole (davvero troppo poche in questi casi), il giocatore si riprende e dopo qualche mese farà parte della Nazionale italiana che in Spagna, nel 1982, vinse la Coppa del Mondo.

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