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Umiliata con battute omofobe, denuncia e vince la causa

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Dopo esser stata maltrattata sul posto di lavoro per il suo orientamento sessuale ed umiliata con battute omofobe, l’ex dipendente Lidl denuncia e vince la sua causa. Il giudice ha infatti emesso una sentenza di condanna contro quattro dei superiori della donna e condannato la Lidl ad un risarcimento.

Le discriminazioni denunciate

Photo Credits ilrestodelcarlino.it
Da sinistra, Federica Chiarentini e Sara Silvestrini con l’avvocato Alfonso Gaudenzi

Sara Silvestrini, ora una donna di 40 anni, era all’epoca della denuncia una dipendente di uno dei supermercati Lidl di Massa Lombarda. In particolare Sara ricopriva il ruolo di magazziniera. Purtroppo per lei però la sua vita all’interno della catena di supermercati non fu facile come sperava. Questo non per la fatica che il lavoro in sé richiedeva, ma per il trattamento che diversi colleghi come anche diversi suoi superiori le riservavano quotidianamente sul posto di lavoro. La donna è stata sottoposta a diversi generi di maltrattamento, insulti ed umiliazioni sia da parte dei singoli che in gruppo a causa del suo orientamento sessuale. In particolare l’ex dipendente ha lamentato turni di notte tra camionisti molesti, verso i quali le era stato detto di “essere gentile”, reperibilità a qualsiasi ora, rimproveri e squallide battute ovviamente a sfondo sessuale. La fine di questa forma di bullismo arriva solo con il licenziamento di Sara nel 2015.

Sara non ha mai voluto rinunciare però alla sua libertà né tantomeno accettare che il suo essere la limitasse in alcun modo. Così, conta stessa tenacia con la quale affrontava a testa alta ogni forma di discriminazione omofoba subita, l’ex dipendente ha impugnato il suo licenziamento e dopo ben sette anni di cause legali ha ottenuto giustizia per lei ma anche per tutti coloro che si rivedono nella sua esperienza. La denuncia, fatta dalla Silvestrini nel lontano 2015, riguardava descriveva le insostenibili condizioni di lavoro alle quali era costretta, citando spinte, insulti, umiliazioni di fronte ai colleghi, azioni che le avevano causato disturbi da panico per i quali aveva dovuto assumere alcuni farmaci ed anche iniziare un percorso con una psicoterapeuta.

Dopo sette anni, arriva la sentenza

Il Tribunale di Ravenna ha finalmente condannato quattro degli ex superiori di Sara Silvestrini: nello specifico il giudice ha colpito il caporeparto, il procuratore speciale della ditta, i coordinatori regionali dell’amministrazione e della logistica. È stata invece riconosciuta come responsabile civile la Lidl per intero, la quale è ora chiamata a risarcire la donna per una somma di 30mila euro a causa delle innumerevoli vessazioni subite sul posto di lavoro per la sua omosessualità.

«È molto dura quando un singolo si trova davanti a una società così potente» ha raccontato Sara ai media dopo la sentenza. “Quando impugnai il licenziamento, in cambio di 15mila euro cercarono di farmi firmare una liberatoria tombale, col tramite del sindacato, che liberava tutti da pretese e accuse. Capisco la Lidl, ma il sindacato… Così lasciai la Cgil, cambiai avvocato e ottenni 28mila euro, mentre la parte penale è andata avanti”.

Sara si è poi anche sentita di commentare il movente dietro quegli abusi che l’hanno tormentata per anni. “Non posso dire con certezza che la mia omosessualità c’entri qualcosa. Certamente, chiedermi di essere più “carina e disponibile” con i camionisti quando era risaputo che sono lesbica, mi è molto pesato. Ma questo, in quanto donna, mi avrebbe infastidito a prescindere dalla mia omosessualità. La mia speranza è solo che questa sentenza possa essere d’aiuto a chiunque subisca angherie pesanti e umilianti sul posto di lavoro”.

Ginevra Mattei

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