Un viaggio nel mainstream (o anche meno)

Partiamo dalla street art di Banksy, per passare alle serie Netflix, e poi i Gorillaz e poi ancora il rock britannico.

Where’s the love song to set us free?

Così tante persone disperate, tutto sta prendendo la piega sbagliata.
E io non so cosa sia l’amore. 

Are we out of time?

Ma se smettiamo di sognare ora, Dio saprà che abbiamo rinunciato a spazzare via le intemperie. 

E allora cosa resta da fare?

Se non possiamo cambiare il mondo, possiamo almeno parlarne. C’è una distinzione intrinseca nell’ordine dell’universo. Ovvero, ci sono le cose belle e le cose brutte: viviamo per le prime, moriamo per le seconde. 

Le cose belle sono più difficili da reperire. Richiedono tempo, sforzi e determinazione.

Come se in una città vuoi allontanarti dai luoghi turistici per scoprire una piazzetta accogliente e solitaria, o come se prima di trovare la tua canzone preferita devi ascoltarne tante che nemmeno ti piacciono. Devi cucinare se vuoi mangiare bene (o andare al ristorante, ma comunque lavorare per avere più soldi). Bisogna produrre durante il giorno per essere liberi la sera.

Illustrazione di Edmund Dulac
(foto dal web)

Le cose brutte sono ovunque. Nella tua camera, con il piede che sbatte contro lo spigolo del letto. Nella muffa dentro il tuo appartamento e nella caldaia che non funziona. Sono per strada, con la spazzatura e gli incidenti. Sono in Italia, con la politica e il malcontento generale. Sono in tutto il mondo, con le guerre e l’inquinamento.

E noi possiamo vivere ugualmente male il dito del piede che sbatte contro il letto, così come lo scioglimento dei ghiacciai dall’altra parte del pianeta. 

Michelangelo Pistoletto – La Venere degli stracci
(foto dal web)

Due sono gli atteggiamenti necessari per sfuggire allo sconforto: 

  1. Inseguire disperatamente le cose belle.
  2. Affrontare lucidamente le cose brutte.

A proposito del secondo punto. Si può decidere, per esempio, di manifestare, di incoraggiare dibattiti o di denunciare.

La denuncia è uno dei mezzi più utilizzati dagli artisti e, pensando alla contemporaneità, non può sfuggirci il nome di Banksy

Esponente della street art dall’identità sconosciuta, il suo lavoro nasce a Bristol e arriva fino ad Israele. Le sue opere, visibili su mura, strade ed edifici, hanno carattere satirico e ruotano intorno a critiche sociali e politiche. 

Banksy utilizza un’ampia gamma di soggetti tra cui bambini, animali e poliziotti, collegandosi di volta in volta ad un tema in particolare. Le denunce principali sono rivolte all’omologazione della società occidentale, o allo sfruttamento minorile.

Banksy – Nobody likes me
(foto dal web)

Allo stesso modo, l’artista parla di inquinamento e accusa la mercificazione artistica, come nel caso di Madama con maschera antigas.

Banksy – Madama con maschera antigas
(foto dal web)

C’è la condanna della povertà e della guerra, come nelle opere rappresentate nel lungo muro che divide la Cisgiordania dallo stato d’Israele, raffiguranti bambini che sfidano la barriera provando a forarla.

Banksy, graffiti sulla barriera
(foto dal web)

Altre volte, Banksy utilizza invece immagini satiriche della famiglia reale, come nel caso della copertina Crazy Beat, terza traccia dell’album Think Tank, pubblicato nel 2003 dai Blur.

Blur – copertina di Crazy Beat
(foto dal web)

La band britannica si rifà alle opere dello street artist anche per la cover vera e propria dell’album, dove una coppia tenta di abbracciarsi, ma a fatica per via delle “maschere” da subacquei che i protagonisti indossano.

Blur – copertina Think Tank
(foto dal web)

Perché un’immagine di Banksy in copertina? Perché le canzoni dell’album parlano di guerra, di pace e di amore.

TV’s dead and there ain’t no war in my head
And you seem very beautiful to me.

Potrei anche dimenticarmi del resto del mondo se tu fossi qui.

I COULD BE LYING ON AN ATOM BOMB

E anche se tutti stanno morendo, smetti di piangere perché sta tornando la primavera.

E anche se le persone sono sole, I believe, I believe, I believe.

And now it seems that we’re falling apart
But I hope I see the good in you come back again.

Blur
(foto dal web)

La dolcezza di certi passaggi ritorna anche in alcuni progetti separati, portati avanti dai componenti della band.

Sto parlando di Graham Coxon, chitarrista dei Blur che ha pubblicato diversi album anche da solista. E a questo punto, vale la pena ricordare che ritroviamo Coxon nella discografia di The End Of The F***ing World, serie targata Netflix.

The End Of The F***ing World
(foto dal web)

Tra le tracce più popolari della serie, sicuramente ci sono Walking All The Day e Saturday Night.

Suddenly it’s there
On a Saturday night
When you’re feeling alive and calm.

Graham Coxon – Saturday Night
(foto dal web)

Proprio come Coxon, nemmeno il leader dei Blur, Damon Albarn, esaurisce la sua carriera all’interno del progetto con la band britannica, e si cimenta in un’ulteriore idea. 

È il 1998 quando il frontman dei Blur, insieme al fumettista Jamie Hewlett, fonda i Gorillaz. La peculiarità del gruppo, oltre all’enorme successo ottenuto, risiede nell’iconografia scelta dalla band, che decide di rappresentarsi utilizzando esclusivamente personaggi animati.

Gorillaz
(foto dal web)

Quindi siamo partiti da Banksy, attraversato i Blur, le serie Netflix, e siamo arrivati ai fumetti dei Gorillaz. 

E allora chi è questo Banksy dall’identità sconosciuta? Secondo alcuni, lo street artist più famoso di Bristol altri non è che Robert Del Naja (in arte 3D), leader dei Massive Attack.

Massive Attack
(foto dal web)

Ma forse questa volta abbiamo messo troppa carne sul fuoco, ed è arrivato il momento di interrompere il vortice di nomi e di informazioni in cui stiamo scivolando.

Ascoltiamo Out Of Time dei Blur, pezzo che ha iniziato l’articolo, e non pensiamo più a niente.

You’ve been su busy lately
that you haven’t found the time
to open up your mind.

Laura Bartolini

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