Volvo Cina Coronavirus – In un contesto sempre più complicato a livello macroeconomico, Volvo Group lancia un segnale di normalità nel settore industriale. Il gruppo svedese parte di Geely Holding Group ha deciso di riaprire tutti i suoi stabilimenti in Cina.

Volvo cerca la normalità in Cina dopo il Coronavirus

Mentre tutte le fabbriche stanno gradualmente chiudendo in tutta Europa e negli Stati Uniti, in Cina cominciano ad esserci alcuni piccoli segnali incoraggianti. Dopo la chiusura totale di tutti gli stabilimenti nel Paese asiatico, Volvo Group ha deciso di riaprire tutti i suoi centri di produzione e di distribuzione in Cina. La decisione è stata direttamente comunicata dal CEO di Volvo Group, Hakan Samuelsson.

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La decisione di Volvo di chiudere gli stabilimenti negli Stati Uniti ed in Europa – Photo Credit: Volvo

“Tutti i centri di produzione sono tornati operativi. E’ un segnale molto positivo che riporta alla normalità: tutti i nostri rivenditori e showrooms sono stanno gradualmente riaprendo cercando di tornare alla normalità. Per quanto riguarda l’Europa, dobbiamo cercare di tornare gradualmente alla normalità dopo Pasqua per dare un po’ di speranza alle persone. Speriamo che questo accada, perché continuare così fino a Natale sarebbe un disastro”Hakan Samuelsson

Per quanto riguarda la situazione in Europa, Volvo è stata l’ultima azienda del settore a chiudere i propri stabilimenti. Tutti gli altri principali costruttori, da Volkswagen a Toyota, avevano già provveduto a chiudere i propri centri di produzione così come Ford, General Motors e Fiat Chrysler le quali hanno fermato la produzione sia in Nord che in Sud America.

La prossima sfida per le case automobilistiche è identificare come questo shut down verrà finanziato per limitare il più possibile le perdite. Ford ha annunciato che sfrutterà alcune linee di credito per un ammontare complessivo di 15.4 miliardi di dollari oltre a cancellare la distribuzione annuale dei dividendi. Queste politiche con lo scopo di preservare liquidità stanno, al contempo, mettendo in difficoltà gli istituti di credito che si trovano a dover prestare grandi capitali alle imprese per garantire la loro sopravvivenza.

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