Cronaca

20 dispersi nel crollo sulla Marmolada: il bilancio della tragedia

Il bilancio provvisorio del crollo sulla Marmolada conta al momento 20 dispersi. Da quello che sembrerebbe esser stato il crollo di una massa di ghiaccio e detriti sono poi risultati, sempre provvisoriamente non essendosi ancora concluse le ricerche, almeno 6 morti ed 8 feriti, dei quali due sono stati trasportati all’ospedale di Belluno, un altro in condizioni più gravi invece a Treviso e cinque a Trento.

Nell’attesa del riprendere le ricerche le autorità competenti sono riuscite a compiere l’identificazione di quattro delle sei salme trovate, permettendo ai parenti di congiungersi con quest’ultimi a Canazei. Si tratta di tre cittadini italiani (due dei quali erano guide alpine) di Vicenza, di Treviso e del Veneto, ed uno invece della Repubblica Ceca. Mancano dunque gli identificativi ancora di un uomo ed una donna. I corpi di tutte le vittime si trovano comunque ancora insieme, nella speranza che si facciano vivi anche i parenti dei due ignoti. È stata infatti allestita all’interno del palazzo del ghiaccio “Gianmario Scola” di Alba di Canazei la camera ardente che permetterà ai parenti di raccogliersi attorno alle salme, con anche la possibilità di farsi affiancare da psicologi messi a disposizione dal comune.

Il crollo sulla Marmolada

Photo Credits SkyTG24

Il terribile crollo sulla Marmolada è stato descritto dagli inquirenti nelle varie interviste come “un disastro inimmaginabile, una carneficina tale che solo difficilmente ci permetterà di identificare con esattezza l’identità delle vittime perché i corpi sono smembrati” dalla colata di ghiaccio e sassi.

Secondo quanto si sarebbe appreso dalle prime indagini svolte dal Soccorso Alpino, il distacco si sarebbe verificato nei pressi di Punta Rocca, lungo l’itinerario di salita della via normale per raggiungere la vetta. Proprio nel sabato scorso però sulla Marmolada era stato raggiunto il record delle temperature, con circa 10 gradi in vetta, a causa del surriscaldamento globale che aveva portato ad un inverno secco con precipitazioni in calo del 40-50%. Questo fenomeno avrebbe quindi causato almeno due colate di ghiaccio, che non hanno chiaramente lasciato scampo agli uomini presenti. La massa di materiale staccatosi dal ghiacciaio della Marmolada è scesa infatti ad una velocità di 300 chilometri l’ora. Una parte consistente del ghiacciaio, un fronte di 200 metri con un’altezza di 60 metri ed una profondità di 80 metri, è però ancora attaccata alla montagna con una pendenza di 45 gradi che difficilmente consentirà alla massa di ghiaccio di rimanere aggrappata ancora per molto. Parliamo, secondo le analisi degli esperti, dell’equivalente di due campi di calcio colmi di ghiaccio. Il materiale che si è staccato è invece esteso su un fronte di due chilometri sulla via normale ad un’altezza di circa 2.800 metri.

Le indagini

L’indagine sembra esser già passata nelle mani della procura di Trento, ed in particolare in quelle del procuratore Sandro Raimondi ed il pm Antonella Nazzaro. Le operazioni fino ad ora condotte non sembrano però aver prodotto nuovi risultati. È stato intanto aperto però il fascicolo dalla procura che identifica un reato di disastro colposo al momento però a carico di ignoti.

Secondo una prima ricostruzione del Soccorso Alpino, il distacco è avvenuto dalla calotta sommitale del ghiacciaio della Marmolada, sotto Punta Rocca. Sarebbe partita una valanga di neve, ghiaccio e roccia che staccandosi dalla cima della Marmolada ha travolto più cordate di escursionisti nel corso della loro in vetta. 

La situazione sulla montagna è ancora a rischio e per evitare nuovi distacchi l’elicottero del Soccorso Alpino di Trento sta provvedendo, oltre alle ricerche per eventuali soccorsi, alla bonifica dell’area con la ‘Daisy Bell’ (un sistema elitrasportato per il distacco programmato delle valanghe) cercando così di scongiurare il più possibile il pericolo per gli operatori. Ad intervenire sul posto sono stati anche gli elicotteri del Suem di Pieve di Cadore, di Dolomiti Emergency di Cortina, di Trento, della Protezione civile della Regione Veneto, dell’Air service center e le stazioni del Soccorso alpino bellunese e trentino. Altro fattore determinante per valutare la fattibilità dell’intervento diretto dei soccorritori sono le condizioni meteorologiche. Il freddo e le basse temperature sono infatti fondamentali per garantire un minimo di sicurezza alle operazioni, che dovranno svolgersi sulla montagna dove è rimasta un’enorme quantità di ghiaccio pericolante. Per valutare come procedere al meglio è stato quindi richiesta la valutazione dei meteorologi di Arabba e Meteo Trentino. Intanto gli operatori continuano facendo quel che possono. Al momento si stanno verificando le auto parcheggiate ai piedi della montagna per cercare di capire se e quanti manchino ancora all’appello senza rischiare altri uomini.

Per quanto riguarda la sicurezza dei civili non coinvolti nel crollo, diciotto persone sono già state fatte evacuare dalla cime di Punta Rocca e mentre invece si sono state fatte rientrare tutte quelle che si trovavano più in basso. Chiaramente la Marmolada è stata interdetta al pubblico al momento.

Chi chiamare per la segnalazione di eventuali dispersi

Il Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha negli scorsi giorni raggiunto Canazei e dato chiaramente il via all’allestimento di un punto operativo. È stato inoltre attivato dal Soccorso Alpino un numero da utilizzare, sia in inglese che in italiano, per segnalare eventuali dispersi nel crollo ipotizzato attraverso il mancato rientro di amici o familiari. Il numero da contattare in questi casi è 0461/495272.

“Un fenomeno destinato a ripetersi”

L’esperto di ghiacciaio Renato Colucci, chiamato a commentare la vicenda con uno sguardo professionale, ha dichiarato all’AGI che il fenomeno è “destinato a ripetersi” perché “per settimane le temperature in quota sulle Alpi sono state ben oltre i valori normali”. Le recenti temperature calde hanno infatti prodotto una grande quantità di acqua dal ghiacciaio in scioglimento, acqua che si è accumulata sul fondo del blocco di ghiaccio e ne ha causato il collasso.

Il ghiacciaio della Marmolada è il più esteso della catena montuosa delle Dolomiti, delle Alpi italiane, e si trova sulla parete settentrionale della Marmolada. Soprannominato “la regina delle Dolomiti”, quel ghiaccio si affaccia sul Lago di Fedaia nella provincia autonoma italiana di Trento ed alimenta il fiume Avisio.

Un rapporto dello scorso marzo, firmato dal Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC), dichiarava che lo scioglimento del ghiaccio e della neve è una delle 10 principali minacce causate dal riscaldamento globale, che sconvolge ecosistemi e infrastrutture.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi sul posto

Nella cittadina arriverà in mattinata anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi. Lo scopo del viaggio è quello di fare il punto della situazione insieme al capo del Dipartimenti della Protezione civile Fabrizio Curcio, alle autorità locali ed ai soccorritori.

Del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sembra invece non essersi fatta attendere una telefonata al presidente della Provincia autonoma di Trento Fugatti per esprimere cordoglio e vicinanza per la tragedia. La notizia è stata riportata proprio da Fugatti, il quale ha spiegato che “il capo dello Stato ha voluto trasmettere anche alla nostra comunità oltre che ai parenti delle vittime il proprio cordoglio. Allo stesso tempo ha espresso parole di gratitudine ai soccorritori che si stanno prodigando, in condizioni non certo facili, alla ricerca delle vittime della grossa frana che ieri pomeriggio ha causato morte e devastazione”.

Da Palazzo Chigi arriva poi il comunicato che dichiara esplicitamente la sentita vicinanza del governo alle vittime del tragico evento. “Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, esprime il più profondo cordoglio per le vittime del terribile crollo sulla Marmolada. Il Governo è vicino alle loro famiglie e a tutti i feriti. Il Presidente Draghi è costantemente informato sull’andamento dei soccorsi dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, dal Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, dal soccorso alpino, dai vigili del fuoco, dalle autorità locali, che ringrazia per il loro incessante lavoro”.

Ginevra Mattei

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