Anticipato dai singoli “Lost in you”e “Something’s Crashed”, e dal fantascientifico videoclip “Direc Impact” con la regia di Tony Ruggiero, “24” del chitarrista partenopeo Sebastiano Esposito si presenta come un condensato di energia, passione e visioni ultraterrene racchiuse in 10 tracce che prendono ispirazione dagli alti maestri della chitarra rock vintage, Guthrie, Steve Vai, Henderson, in un lavoro autoprodotto coraggioso e di sicuro impatto.

Sebastiano Esposito, classe 92′, chitarrista, produttore e direttore artistico, vincitore a soli 16 anni del premio come miglior chitarrista al“Vomero Rock”, e testimone , nonostante la giovane età, già di un corporso e importante curriculum musicale, open act di artisti come Diana Krall, Michael Chapdelaine, Eric Gales, vincitore del premio “Malafemmena” nel Maggio 2018, fondatore del trio strumentale “Beyond Laugh” e altrettante importanti collaborazioni come turnista di artisti come Ivan Granatino e Salvatore “Sabba” Lampitelli, espone il suo gia ricco ed elaborato bagaglio artistico musicale in un doppio album che si compone di una marcata ed ambiziosa “sfida”,proporre un lavoro discografico autoprodotto e registrato in presa diretta in modalità analogica. Sebbene il prodotto potrebbe sembrare audace, (ripreso da Nicola Tranquillo e Stefano Saggiomo al The Vessel Recording Studio di Caserta, con mix realizzato da Giuseppe Polito presso gli Starlight Studios di Napoli e master di Giovanni Versari presso La Maestà Mastering Studio di Forlì) Esposito si eleva in 10 tracce di echi rock vintage con sottolineature jazz, che aprono a spunti piu’ riflessivi ed intesi sopratutto nel brano “Direct Impact” ( videoclip avveniristico con protagonista Emanuele Lanza) realizzato insieme bassista Giovanni Macchiaverna e al batterista Elio Severino, in cui la vena creativa di Esposito diventa leggermente distopica ed immaginaria espandendosi in un suono che presta il fianco ai disagi dell’uomo moderno, alle sue ansie, alla sue frenesie, trasformandolo in un soggetto sempre a metà tra un rincorrersi tra preda e predatore, tra pause e alienazioni (nel vero senso della parola) in cui la potenza della chitarra di Esposito diventa un chiaro e netto riferimento su tutte le situazioni, raccontandone tra paure e racconti i suoi pensieri personali, tra poesie ed emozioni.

Il lavoro di Esposito, sebbene scelga la strada piu’tortuosa per presentarsi come primo lavoro nel mondo discografico, mette in musica la chiara volontà del musicista, quella di scegliere un lavoro realizzato in prese diretta rispetto ad uno piu’ sofisticato ed “impacchettato”. Suono ed energia si combinano alla luce di un percorso artistico già ricco, rigoglioso e importante, di un chitarrista giovane della sei corde che in questo doppio cammina tra miti come Steve Vai e Woody Guthrie proponendone i loro insegnamenti con un occhio al rock ed uno al jazz, cercando con attenzione dovuta di superare i confini musicali territoriali gettando basi verso un panorama internazionale e globale.
Sergio Cimmino





