Catherine West oggi sfiderà Keir Starmer per la leadership del partito laburista se il primo ministro non fisserà una data per le dimissioni. La deputata britannica, ex Sottosegretario per l’Indo-Pacifico non è disposta a far passare sotto silenzio quei 1.500 consiglieri comunali e quei 40 sindaci persi alle amministrative del 7 maggio dal Labour. “Se nessun ministro si farà avanti per sostituire Sir Keir, lo farò io”, ha affermato.
Dopo una una giornata, ieri, domenica, di speculazioni ed ultimatum sulla sua tenuta politica, Starmer proverà a rilanciare la sua leadership ribadendo i propri valori e delineando una visione più europeista, nella speranza di placare la ribellione interna al partito. Ieri la ex vicepremier Angela Rayner ha affermato che si tratta “dell’ultima occasione per l’attuale inquilino di Downing Street, perché altrimenti il partito rischia di perdere il supporto della classe lavoratrice”. Considerata una possibile candidata alla guida dei laburisti, Rayner è indebolita nella eventuale corsa per la carica di premier, dalle dimissioni dello scorso anno legate a irregolarità fiscali nell’acquisto di un immobile. Sempre ieri la parlamentare Catherine West aveva minacciato di avviare una formale sfida per la leadership laburista, se nessun membro del Governo si fosse mosso per primo.
Starmer oggi è atteso al varco dal partito, a cui dovrà spiegare come il governo intenda andare avanti e cosa vuole fare per la Gran Bretagna dopo la cocente sconfitta elettorale.
Le possibilità che Starmer, come lo chiamano i giornali d’Oltremanica, rimanga al numero 10 di Downing Street sembrano diminuire sempre più. Siccome in politica nulla è mai certo e ai laburisti essere guidati da una donna non a tutti piace, c’è chi lavora per portare a Downing Street il sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, e chi vorrebbe vedere a capo del partito Ed Miliband, fedelissimo dell’ex premier Gordon Brown. “C’è una certa lealtà nei confronti di Keir, ma sono arrivati al limite della sopportazione”, ha rivelato una fonte interna al governo. “Non si può dire di ascoltare il messaggio degli elettori e poi rinviare la discussione di sei mesi o più. Non abbiamo tempo da perdere”.





