Cronaca

UE e Balcani Occidentali: il vertice a Trieste

Il 12 luglio a Trieste si è svolto il quarto vertice dei Balcani Occidentali. Il percorso dell’ex Yugoslavia verso l’Europa, considerate le battute d’arresto, è forse giunto al capolinea?

L’incontro, accolto dal nostro Premier, ha visto i sei Capi di Stato dei Balcani, d’Albania, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Bosnia Erzegovina e Serbia. Dall’altro lato sei Stati membri  – Austria, Croazia, Francia, Germania, Italia e Slovenia. A rappresentare la Commissione europea, Federica Mogherini, il commissario per la politica di vicinato e allargamento Johannes Hahn, e la commissaria per i trasporti Violeta Bulc. 

Per Gentiloni l’adesione dei nostri vicini “non è dietro l’angolo”, ma l’integrazione europea non deve fermarsi, anzi, si spinge per “un’area economica regionale integrata”.  Lo ritiene “fondamentale per stabilità della nostra regione”. Sviluppare l’integrazione in quell’area, è un interesse politico italiano e quindi europeo. 

Il vertice è nato dunque dal desiderio di facilitare l’integrazione economica della zona e creare le condizioni per cui, nonostante le pressioni geopolitiche russe e turche, si consolidi l’influenza occidentale. 

 

“Tutti i sei Paesi dei Balcani Occidentali vogliono ottenere una maggiore integrazione nell’Unione Europea.[…] Siamo determinati a tenere la porta aperta e garantire che ci sia un futuro nell’Unione per ciascuno di loro. ”

Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione Europea 

L’incontro ha permesso inoltre la firma del Trattato sui Trasporti, per un coordinamento istituzionale che uniformi i dati sulla sicurezza stradale nei Balcani. Tra i temi affrontati anche “i progetti infrastrutturali legati alla connettività di questa regione”. L’equipaggiamento è di “194 milioni di euro stanziati dalla Commissione”, cifra che genera “investimenti per oltre 500 milioni”. 

La regione, tuttavia, solleva una serie di problematiche. Le spinte centrifughe di Albania e Kosovo si oppongono alla costituzione di una regione economica facente inevitabilmente perno sulla Serbia. Inoltre evidenti lacune nei requisiti democratici, rendono l’integrazione più complessa riducendo le possibilità di piena membership europea.

Maddalena Bozzetti

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