Cronaca

Il 15 Gennaio del ’93 Riina veniva finalmente tratto in arresto

Esattamente 25 anni fa veniva arrestato a Palermo il Boss dei Boss Totò Riina dopo 24 anni di latitanza. Il 15 Gennaio del ’93 gli uomini del Capitano Ultimo misero a segno un colpo micidiale per Cosa Nostra, non solo dal punto di vista mediatico.

(FOTO DAL WEB)
Riina dopo l’arresto sotto una foto di Dalla Chiesa (Foto dal web)

La strada che ha portato Totò u’curto da Corleone a capo della cupola di Cosa Nostra  è lastricata di morti, 182 secondo l’accusa sarebbero quelli di cui è direttamente colpevole, molti di più gli omicidi in cui il Capo dei Capi sarebbe il mandante. I morti, la violenza preferita alla mediazione, è questa la strategia adottata da Riina per tutte le sue battaglie. In un primo momento questa furia venne rivolta contro i Boss palermitani, colpevoli di non voler fare entrare nella cupola i Viddani (così venivano chiamati in modo dispregiativo i Corleonesi). Nella Guerra di Mafia che insanguinò Palermo agli inizi degli anni ottanta, Riina scatenò la sua rabbia contro le famiglie storiche di Cosa Nostra, lasciando “a terra” all’incirca mille morti nel giro di tre anni. Tra di loro anche omicidi “eccellenti” come quelli di Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo, oltre allo sterminio dei familiari di “Don Masino Buscetta” che successivamente divenne il primo collaboratore di giustizia di Cosa Nostra. Per rendere un idea di quello che fu la mattanza di palermo ecco cosa dichiarò il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo:

Io questa seconda guerra di mafia non l’ho capita. Quando c’è una guerra, due famiglie si armano e sanno che devono andare l’una contro l’altra.A Palermo questa guerra di mafia non c’è mai stata.

C’è stato un massacro. C’è stata solo la strategia della tensione di Totò Riina(Gaspare Mutolo)

Eliminati i rivali interni a Cosa Nostra, la strategia della tensione di Riina non si interruppe, al contrario “U’Curto” alzò il livello, muovendo guerra al cuore dello stato. In questo nuovo scontro persero la vita i Giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 

(Foto dal web)

Quella mattina di Gennaio di tanti anni fa, l’arresto venne accolto in maniera trionfale ma, allo stesso tempo, fece comprendere come per più di un ventennio, al Boss fosse stato concesso di muoversi liberamente. Un altra ombra sulla cattura di Riina riguarda la tristemente famosa mancata perquisizione del covo di Via Bernini, luogo dal quale il capo dei capi era partito quella mattina. Ai Corleonesi fu lasciato tutto il tempo di ripulire lo stabile di tutti i documenti scomodi. Quando gli inquirenti arrivarono al covo molte ore dopo lo trovarono “freddo” come si dice in gergo. L’arresto di Riina se non segnò la sconfitta di Cosa Nostra, sicuramente tracciò la strada per sgominare l’ala stragista dei Corleonesi che vedeva in Riina il capo indiscusso. Alla “Belva” (altro soprannome del Riina) succedette Bernardo Provenzano, i due nonostante fossero strettamente legati sin dall’infanzia, si erano scontrati proprio sulla strategia stragista.

Bernardo Provenzano (foto dal web)

Questo ha fatto pensare che dietro l’arresto di Riina ci fosse la volontà dello stato di favorire un avvicendamento ai vertici di Cosa Nostra che favorisse la fine degli attentati di stampo mafioso che avevano colpito lo stato tra la fine degli anni’80 e l’inizio degli anni ’90, ed effettivamente così fu. Alle 8:30 di quel 15 Gennaio del 1993 sicuramente non si sconfisse la Mafia, ma si assicurò alla giustizia in maniera definitiva il più efferato criminale della storia del nostro paese. Siamo abituati ad assistere al ricordo della strage di Capaci o di via D’Amelio, una volta tanto possiamo vivere l’anniversario di un giorno in cui lo stato ha mostrato i muscoli, o almeno la parte buona dello stato.

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