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#ThrowbackManga – Ano Hana: quei fiori, quella malinconia

 

E’ sabato e l’appuntamento di #ThrowbackManga con i manga più belli mai pubblicati torna puntuale sui vostri schermi!

 

Ebbene sì. Allacciate le cinture, preparate i fazzolettini (consiglio gli adorati Kleenex), mettetevi comodi sul vostro divano e, magari, con questo tempo un po’ ballerino, anche una bella coperta. InfoNerd vi porta nel mondo di un manga per cuori forti: Ano Hana.

Comincerei col dirvi quanto ho amato questo manga e quanto mi è entrato nel cuore per un milione di motivi, ma io procederei con calma.

 

Ano Hana: Ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno (in lingua originale Ano hi mita hana no namae o bokutachi wa mada shiranai) abbreviato per noi tutti Ano Hana (Quel fiore) è un manga disegnato da Mitsu Izumi, tratto dall’opera principale di Mari Okada (ebbene, nasce come anime) serializzato da Jump Square di Shueisha nel 2011 e terminato nel 2013. In Italia viene serializzato da J-Pop nel 2014. L’opera madre è la sua trasposizione televisiva di undici episodi prodotta da A-1 Pictures e diretta Tatsuyuki Nagai rilasciata nel 2011 e trasmessa qui in Italia nel 2013 su Rai 4. E’ stato realizzato anche un live action e un film di animazione. Mari Okada va ricordata soprattutto per essere una delle sceneggiatrici più influenti degli ultimi anni in Giappone. Grazie a lei infatti anime quali Toradora e Black Butler hanno riscosso il successo che meritano. E il piccolo gioiellino intitolato Ano Hana non fa eccezione.

 

 

L’opera ci porta subito ai tempi dell’infanzia, dei giochi spensierati, delle amicizie belle, dei gruppi di bambini tutti diversi tra loro ma che, con quell’innocenza, riescono a trovare quel filo invisibile per stare insieme e andare d’accordo. Ogni gruppo ha un leader, Jinta, vivace, estroverso, un vero capo: i “Super busters della pace”, si facevano chiamare, ed erano tutti molto affiatati. C’era la piccola Menma, e poi Anaru, Poppo, e Tsuruko e Yukiatsu. Tra i boschi, la natura, tra i fiori, trascorrevano le loro giornate, quasi idilliache, finchè la magia dell’innocenza viene spezzata dal dolore e dalla morte. Per un tragico incidente la piccola Menma perde la vita e questo rompe tutto. Rompe quel filo invisibile e distrugge ogni cosa. Nessuno di quei bambini potrà condurre una vita normale dopo quella tragedia. Soprattutto Jinta che, provando un forte sentimento per la piccola, vede la sua vita completamente sconvolta. Da capo forte e sicuro, si chiude in sé stesso, recluso in casa senza amici e senza stimoli. Ormai adolescente, continua la sua routine buia finché accade qualcosa di impossibile. Il fantasma della sua amica gli appare in camera, sconvolgendo il povero Jinta, pensando addirittura di essere pazzo. In realtà Menma è “reale”, è uno yurei, un fantasma della tradizione giapponese che appare in quelle situazioni non risolte in cui lo stesso spettro rimane ancorato alla vita terrena. E il modo per esorcizzarlo è solo quello di ascoltarlo e di capire perché Menma è ancora lì. Deve realizzare un desiderio, che però non riesce assolutamente a ricordare quale sia. Bell’arcano. Il motore dell’azione di Jinta è lei, che riuscirà a districare finalmente il nodo che era diventata la sua esistenza.

 

Io sono costretta a fermarmi qui, o altrimenti cadrei nel tanto odiato spoiler. Ma le lacrime che ho speso per quest’opera le ricordo ancora. Io, che sono una gran piagnucolona e sono debole di cuore, ho amato ogni singolo passo, e sono stata portata, piano piano, in un cammino meraviglioso verso la redenzione. Di ogni singolo personaggio. Potrei definirlo un vero e proprio manga di formazione. Il senso di colpa, il non detto, il non risolto, qui, in Ano Hana è portato all’esasperazione con la morte, certo. Ma quante volte, dentro di noi, le cose sono rimaste irrisolte e ci attanagliano come un fortissimo buco nero? E ci guardiamo dentro, e non sappiamo come fare. Se anche noi, come Jinta, avessimo una seconda possibilità, il modo per rimediare, per rivedere la persona che amiamo e dirgli “Quanto avrei voluto dirti, in quel momento, che ti amavo?”. La malinconia e il senso di colpa vanno di pari passo, ma se potessimo cambiare le cose?

 

 

Intanto correte ad amare quest’opera come ho fatto io, poi ne riparleremo.

 

 

Arianna Lomuscio

 

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