Durante le conversazioni con ChatGPT avete mai avuto la sensazione di star parlando con un chatbot? Memoria ridotta, scarsa capacità di ricordare o comprendere meglio il contesto dell’argomento. Sì, al pari dell’amico che durante una conversazione vi chiede “Eh?” a ogni sentenza. Assurdo, non trovate? Beh, pare che OpenAI, la Big Tech che ha sviluppato l’intelligenza artificiale, stia lavorando proprio su questo aspetto. L’obiettivo, come emerge ormai da diversi tempo, è quello di rendere il dialogo naturale, coerente, pressoché realistico.
La Big Tech OpenAI sta lavorando per migliorare la memoria di ChatGPT, vediamo come
I chatbot hanno avuto più occasioni per dimostrare la loro utilità, specie se utilizzati con criterio e moderazione. Un’agevolazione che peraltro si è rivelata funzionale non solo in settori specifici, ma anche in contesti quotidiani. C’è, tuttavia, un “però”. Chi è solito fruire dello strumento di intelligenza artificiale avrà notato la memoria ridotta di ChatGPT. Questa, conseguentemente, influisce sia sugli argomenti dibattuti, sia sulla resa generale della conversazione. Gli utenti oggi, pur sapendo di star parlando con un chatbot, non vogliono avere la percezione costante che lo sia a tutti gli effetti. OpenAI, quindi, risponde all’esigenza degli utenti attraverso un sistema chiamato dreaming: un processo in background che sintetizza le conversazioni. Il risultato dovrebbe essere più memoria, meno dimenticanze.
Basti pensare che la memoria attualmente in uso risale approssimativamente a quella di aprile 2024, che consente un’interazione basata su istruzioni esplicite. Solo grazie a richieste chiare e dettagliate ChatGPT è in grado di fornire le informazioni necessarie. La Big Tech ha quindi deciso di svecchiare il sistema a favore di un’elaborazione dei dati in background. Dreaming raggruppa e riassume le informazioni raccolte in più conversazioni, senza che arrivi un input manuale da parte dell’utente. OpenAI, per renderlo possibile, ha realizzato un motore di memoria estremamente efficiente. La precisione e soprattutto la coerenza potrebbero non essere più solo un miraggio. A differenza della memoria attuale che prevede la gestione di poche informazioni, quella a cui sta lavorando l’azienda si estende e arricchisce in modo più funzionale.
Cosa saprà Chat su di noi?
Da non omettere è l’abilità di sintesi continuativa nel tempo prevista dal nuovo sistema. Parliamo, infatti, di una raccolta aggiornata dell’utente costruita nel tempo e con i dialoghi. Chat farà un riepilogo consultabile nella pagina riepilogo della memoria in cui è possibile verificare personalmente cosa sa il chatbot su di noi. Attualmente la distribuzione è prevista a partire dagli Stati Uniti per gli abbonati a ChatGPT Plus o Pro. Tuttavia, seppur gradualmente, verrà estesa anche a tutti gli altri utenti gratuitamente.
Stefania Cirillo





