L’epidemia di Ebola che sta interessando la Repubblica Democratica del Congo e la vicina Uganda continua a suscitare forte preoccupazione. Nonostante il recedente ridimensionamento dei casi sospetti annunciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la situazione non è contenuta. Gli operatori sanitari hanno contato nell’arco di 24 ore 71 nuovi casi confermati. Dal 15 maggio, data in cui è stata confermata la presenza del virus, sono stati confermati 452 casi. Il rischio è che l’epidemia possa diventare una delle più vaste mai registrate in zona.
L’allarme per l’epidemia di Ebola è attivo: 452 casi, 82 i decessi
Vista la situazione, l’OMS riconferma che l’epidemia di Ebola rappresenta un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Il tentativo costante delle autorità sanitarie di contenere la diffusione nella regione si sta rivelando più ostico del previsto. Il direttore del CDC statunitense, Jason Asher, ha ammesso che il focolaio potrebbe eguagliare, per entità e conseguenze, nell’epidemia devastante che colpì l’Africa occidentale nel 2014.
L’OMS, oltre i 452 casi confermati, ha riferito che i decessi sono diventati 82, a fronte dei 48 segnalati all’inizio di questo mese. In aumento anche i casi in Uganda, saliti a 19 confermati, due invece i decessi. Come è stato segnalato in più occasioni, uno dei problemi principali che ha complicato i tentativi di contenimento sono strettamente legati ai ritardi diagnostici del virus. Tre settimane fa è stato diramato l’allarme, ma le probabilità che circolasse da prima, presumibilmente da aprile, sono molto alte.
Questo, sommato alla poca conoscenza del virus da parte della popolazione e l’assenza di un vaccino, ha peggiorato il trattamento del ceppo Bundibugyo dell’Ebola. In ragione di ciò, sia l’OMS che il CDC hanno trattato un piano d’azione da 518 milioni di dollari. Lo scopo, come annunciato, è di incrementare la sorveglianza, le misure di prevenzione e i test di laboratorio. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, ha dichiarato: «L’epidemia si sta muovendo rapidamente e siamo ancora in ritardo». «Si tratta di un focolaio grave, che sappiamo come fermare, ma dobbiamo agire in fretta e insieme», ha aggiunto.
Stefania Cirillo





