C’è un momento, ogni quattro anni, in cui il calcio smette di essere sport e diventa una cultura di massa. Non importa essere tifosi sfegatati e ignorare la regola del fuorigioco: quando parte quella musica, scatta qualcosa. Gli inni ufficiali dei Mondiali non accompagnano il torneo, lo incarnano, e nel 2026, con tre Paesi ospitanti (Stati Uniti, Messico e Canada) e un format da record, la colonna sonora promette di essere all’altezza.

Mondiali 2026, un nuovo cerimoniale degli inni nazionali

L’11 giugno si alza il sipario, ma con una novità coreografica voluta dalla FIFA. Niente più ingresso classico dei 22 titolari in fila indiana. Le due squadre, inclusi i giocatori della panchina, si schiereranno l’una di fronte all’altra attorno a un cerchio di centrocampo, con le rispettive bandiere nazionali a sventolare alle loro spalle.

Un gesto simbolico che trasforma un protocollo in uno show visivo. Ma il vero filo emotivo che lega ogni Mondiale alla memoria collettiva resta la musica. Da trent’anni a questa parte, quegli accordi sono diventati qualcosa di più di un semplice sottofondo.

Capsule del tempo: perché certi inni non si dimenticano

Gli inni dei Mondiali hanno una caratteristica unica: non si dimenticano. Entrano e vi rimango ancorati, legati per sempre a un’estate, a un gol e un’emozione. Non a caso, la FIFA seleziona brani spesso multilingue che riflettono l’identità dei paesi ospitanti.

Il viaggio nei ricordi comincia nell’estate italiana del 1990, quando Gianna Nannini ed Edoardo Bennato firmarono ‘Un’estate italiana (notte magiche). Il singolo è capolavoro capace di attraversare decenni e poi tornare in vetta nel 2021 in occasione del trionfo degli Azzurri di Mancini agli Europei 2020.

Nel 1998 fu la volta di La Copa de la Vida’ di Ricky Martin, trascinante, irresistibile e con un ritornello impossibile da non cantare; nel 2002 arrivò Boom’ di Anastacia, un brano scritto appositamente per il torneo, con quell’energia che ha sempre contraddistinto la cantante americana.

Nel 2006, a fare da colonna sonora al Mondiale tedesco, dove l’Italia avrebbe alzato la sua quarta e ultima coppa, fu ‘Zeit Dass Sich Was Dreht (Tempo di cambiare)“. Quattro anni dopo, nel 2010, in Sudafrica, Shakira con ‘Waka Waka (This time for Africa)’ seppe fondere le vibrazioni africane con la passione del calcio, consegnando l’inno mondiale più celebre di sembre. Nel 2014, ‘We are one (Ole Ola)di Pitbull, Jennifer Lopez e Claudia Leitte ha celebrato i ritmi del Brasile. Nel 2018, in Russia, il torneo è stato scandito dalle note di ‘Live it Up’ di Nicky Jam.

Infine, il Qatar 2022 è stato accompagnato da una doppia colonna musicale: Hayya Hayya (better together)’, ispirata al patrimonio culturale del Golfo, e Dreamers’ dei BTS.

Il suono del 2026: Shakira, e un tocco d’Italia

Quest’anno c’è una forte impronta italiana nel cuore musicale del torneo. Desire è il primo inno ufficiale permanente delle FIFA, scritto e cantato da Robbie Williams, con la partecipazione di Laura Pausini, che interpreta una strofa in spagnolo. Una scelta non causale, essendo la lingua più diffusa tra i Paesi organizzatori. Non si tratta, però, della canzone ufficiale, ma di un inno istituzionale pensato per accompagnare tutti i futuri tornei della federazione.

Quel ruolo spetta a Dai Dai’, firmata da Shakira assieme al cantante nigeriano Burna Boy. Il brano fonde reggaeton e afrobeats in un ritmo solare, progettato per unire i tifosi di ogni continente. È la colonna sonora di un Mondiale che sogna di essere il più grande di sempre e che, almeno a livello musicale, ha già scalato le classifiche.