Una giudice federale di Washington ha bloccato la nuova versione del database centralizzato voluto dall’amministrazione Trump per raccogliere i dati personali dei cittadini americani. Secondo la sentenza, il sistema — creato unendo i registri di diverse agenzie governative — è illegale e viola i diritti alla privacy. Oltre a ciò, ha già causato l’ingiusta cancellazione di numerosi elettori statunitensi dalle liste di voto in alcuni Stati.
Il database dell’amministrazione Trump rappresenta un pericolo per i cittadini
«Il governo federale ha consapevolmente calpestato i diritti alla privacy dei cittadini americani in un modo che minaccia il sacro diritto al voto», ha scritto la giudice Sparkle Sooknanan. La causa, intentata dalla League of Women Voters e da altri gruppi di difesa dei diritti civili, si riferisce a una versione aggiornata del database SAVE. Quest’ultimo, gestito dal Department of Homeland Security (DHS), combina i dati sulla cittadinanza con le informazioni provenienti dalla Social Security Administration. L’obiettivo era quello di creare un centro di scambio dati.
Malgrado l’incognita sull’accuratezza dei dati presenti all’interno, la giudice ha affermato che l’amministrazione ha condiviso il database con altri Stati. Il problema sorto, strettamente legato al diritto di voto, è emerso subito dopo. Sooknanan, infatti, spiega: «Da allora, gli Stati hanno utilizzato il sistema SAVE modificato per verificare i propri elenchi elettorali». Inoltre, aggiunge che alcuni «sono stati erroneamente identificati come non cittadini da SAVE, con conseguente cancellazione delle loro iscrizioni alle liste elettorali».
Le violazioni delle tutele sancite dal Social Security Act e dal Privacy Act, sostiene la giudice, sono state deliberatamente violate. Inoltre, aggiunge Sooknanan, indicare alcune persone come non cittadini basandosi su informazioni imprecise equivale a diffamazione. Il CEO di Democracy Forward Skye Perryman, rappresentate di alcuni querelanti nella causa, ha dichiarato che «i dati al centro di questa causa sono stati consolidati illegalmente, in violazione delle leggi sulla privacy volte a proteggere le informazioni personali sensibili».
Stefania Cirillo





