A poche ore dalla conclusione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran in Svizzera, Teheran ha iniziato a correggere pubblicamente la versione americana dell’intesa raggiunta. Dalle ispezioni ai siti nucleari alla gestione dei fondi scongelati, fino al futuro dello Stretto di Hormuz e al conflitto in Libano, la leadership iraniana ha tracciato linee rosse precise, cercando al tempo stesso di mantenere in vita il fragile processo diplomatico.
L’Iran smentisce gli Stati Uniti
Martedì il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha smentito le dichiarazioni del vicepresidente americano JD Vance, secondo cui l’intesa prevederebbe l’accesso degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ai siti nucleari iraniani colpiti dai bombardamenti statunitensi dello scorso giugno. Secondo Teheran, nessuna visita è stata programmata e non esistono “nuovi impegni” sui materiali nucleari iraniani. Baghaei ha inoltre definito gli ispettori dell’Aiea “soldati semplici dell’America”, sostenendo che eventuali missioni ispettive violerebbero il memorandum d’intesa.
Sotto le macerie dei siti bombardati resterebbe parte delle scorte di materiale nucleare iraniano che Washington ritiene potenzialmente utilizzabile per scopi militari. L’Iran continua però a negare qualsiasi programma per la costruzione di armi atomiche, rivendicando il diritto a mantenere scorte di materiale radioattivo per fini civili. Teheran ha inoltre precisato che i colloqui sul programma nucleare inizieranno soltanto dopo la definizione di tutte le altre clausole dell’accordo, segnale evidente della volontà iraniana di evitare concessioni immediate sul tema più sensibile.
JD Vance aveva anche dichiarato che “nessun denaro viene rilasciato all’Iran”, ma il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha sostenuto l’esatto contrario.
Secondo Teheran, grazie alla mediazione del Qatar sarebbero già stati sbloccati 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, distribuiti in due tranche da 6 miliardi ciascuna. Le autorità iraniane hanno inoltre affermato che i fondi potranno essere utilizzati “senza alcuna restrizione”.
Parallelamente, il Tesoro americano ha emesso una licenza generale che autorizza fino al 21 agosto la produzione, il trasporto e la vendita di greggio iraniano e prodotti petrolchimici. Una decisione che ha già prodotto effetti sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
Secondo i dati della società di analisi marittima Kpler, lunedì 39 navi hanno attraversato lo stretto, il numero più alto dall’inizio della guerra, anche se ancora inferiore ai livelli precedenti al conflitto. Oltre una dozzina sarebbero petroliere iran





