Tre candidati appoggiati dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, hanno vinto alle primarie, confermando la voglia di cambiamento degli elettori.
Brad Lander, Darializa Avila Chevalier e Claire Valdez hanno vinto mostrando la forza politica del sindaco e del partito socialista democratico. “La vittoria di questa sera appartiene a tutti voi”, ha detto ai suoi sostenitori Lander introdotto sul palco proprio da Mamdani. “È ora che il partito democratico si allontani dal denaro oscuro, dai pac finanziati dalle criptovalute, da Wall Street, dall’intelligenza artificiale e dall’Aipac. La gente lo capisce”, ha messo in evidenza Lander.
Mamdani invia un messaggio all’establishment democratico
Mamdani sta consolidando il proprio potere. I risultati a New York arrivano dopo la vittoria alle primarie di candidati sindaco di socialismo democratico a Washington, District of Columbia, e l’accesso al ballottaggio a Los Angeles. Gli sforzi di Mamdani per ampliare la base del socialismo democratico negli Stati Uniti seguono un impegno decennale, accelerato dalla sorprendentemente popolare campagna presidenziale del 2016 del senatore Bernie Sanders e dall’attività portata avanti per coltivare una nuova generazione di leader del socialismo democratico.
Il primo verdetto è stato netto: Zohran Mamdani non è più soltanto il sindaco progressista arrivato al Municipio sull’onda della rabbia sociale, del costo della vita e della mobilitazione giovanile. È diventato un moltiplicatore di consenso, capace di spostare voti, carriere e rapporti di forza.
La vittoria più rumorosa è quella di Brad Lander nel decimo distretto congressuale, tra Lower Manhattan e Brooklyn. Lander, ex revisore dei conti della città, ebreo progressista, alleato di Mamdani, ha sconfitto Dan Goldman, deputato uscente, ex procuratore federale e volto noto della battaglia contro Donald Trump fin dal primo impeachment. Goldman sembrava avere il profilo giusto per resistere in un distretto colto, ricco, liberale, abituato all’anti trumpismo istituzionale. Ma questa volta non è bastato.
La campagna si è trasformata in un referendum su Israele, Gaza, i finanziamenti politici e il rapporto tra il Partito Democratico ei suoi elettori più giovani. Goldman ha difeso una linea più vicina alla tradizione democratica americana, critica verso Benjamin Netanyahu ma favorevole alla continuità degli aiuti militari a Israele. Lander ha scelto una posizione molto più dura, presentandosi come la voce di una base democratica che non vuole più separare politica estera e diritti umani.




