Il tribunale di Genova ha condannato a dodici anni di reclusione Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato nel processo di primo grado in merito al crollo del Ponte Morandi di Genova che, il 14 agosto del 2018, costò la vita a quarantatré persone. Gli imputati nel processo erano cinquantasette, ma le condanne solo trentadue, per reati come crollo colposo, omicidio colposo e omicidio stradale.
I giudici hanno condannato Giovanni Castellucci a dodici anni per il crollo del Ponte Morandi
La procura aveva chiesto per Castellucci, che non era presente in aula, una condanna a diciotto anni e sei mesi di carcere; attualmente, l’ex CEO è già detenuto per scontare una condanna a sei anni riguardo all’incidente del 2013 a Monteforte Irpino, in provincia di Avellino: un pullman precipitò per trenta metri dal viadotto Acqualonga per via di un guasto ai freni e del pessimo stato del guardrail. I suoi avvocati, Giovanni Paolo Accinni e Guido Carlo Alleva, hanno annunciato il ricorso. Presente alla lettura della sentenza -le cui motivazioni saranno depositate entro tre mesi- anche la sindaca di Genova, Silvia Salis.
In vista del verdetto, mercoledì Arrigo Giana, attuale amministratore delegato di ASPI, ha pubblicato una lettera di scuse sul Corriere della Sera e sul quotidiano genovese Il Secolo XIX. «Voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi», ha scritto. Egle Possetti, presidente del comitato “Ricordo Vittime Ponte Morandi”, fondato tre mesi dopo il crollo, ha replicato: «Le scuse andavano fatte a suo tempo».
Le altre condanne
Tra gli imputati figurano diversi ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia (ASPI) e Spea Engineering, ovvero le due società che avrebbero dovuto controllare le condizioni del ponte e commissionare degli interventi di manutenzione. Il giudici hanno condannato Michele Donferri (ex capo delle manutenzioni di ASPI) a undici anni di carcere e i due ex dirigenti di Spea, Maurizio Ceneri ed Emanuele De Angelis, a dieci. Gabriele Camomilla, ex direttore delle manutenzioni di ASPI, passerà in reclusione sei anni. Paolo Berti (ex direttore centrale operazioni di ASPI) e Antonino Galatà (ex amministratore delegato di Spea) hanno davanti a loro cinque anni e sei mesi di reclusione. Cinque anni anche per Mauro Coletta, l’ex direttore della vigilanza sulle concessioni del ministero dei Trasporti.
La tesi dell’accusa, durante il processo, era che la maggior parte di loro conoscesse perfettamente lo stato di usura della struttura e, di conseguenza, anche della possibilità di un crollo. Con l’intenzione di far risparmiare all’azienda i costi delle manutenzioni, ottenendo così sempre più profitti, si sarebbero però astenuti dal segnalare problemi, scegliendo di non agire. Raffaele Caruso, legale del comitato dei familiari delle vittime, ha dichiarato a tal proposito: «C’è un’affermazione di responsabilità chiara in questa sentenza. Il crollo del ponte era evitabile e chi ha sbagliato è stato condannato».
Federica Checchia





