Donald Trump, in un controverso discorso alla nazione, ha rilanciato un ampio ventaglio di teorie cospirative sulle truffe alle elezioni e sulla grave vulnerabilità del sistema di voto americano. Secondo il presidente, si tratterebbe della più grande violazione di dati elettorali della storia, portata avanti da Pechino a partire dal ciclo elettorale del 2020. I file conterrebbero nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche dei cittadini statunitensi.
Trump ha affermato che l’intelligence statunitense era a conoscenza del fatto che l’ingerenza cinese avesse colpito decine di milioni di elettori in 18 diversi Stati già nel 2020, accusa che secondo lui è stata deliberatamente insabbiata dai vertici dei servizi di sicurezza.
Citando una recente indagine del Dipartimento della Sicurezza Internazionale, il capo della Casa Bianca ha dichiarato che sono stati individuati circa 278.000 cittadini stranieri iscritti illegalmente nei registri di voto federali, numero che a suo dire sarebbe molto più elevato a causa del rifiuto degli Stati democratici di condividere i propri archivi.
Trump ha annunciato la declassificazione di documenti che, ha asserito, dimostrerebbero la fondatezza della sua denuncia e ha promesso nuove indagini federali. Ha infine richiesto l’adozione da parte del Congresso di una nuova legge, il Save America Act, per imporre più restrittivi requisiti di documenti di identità agli elettori e per limitare il voto via posta, che considera particolare fonte di falsificazioni.
La proposta di legge, fortemente difesa dal presidente, punta a introdurre l’obbligo federale di dimostrare la cittadinanza per registrarsi al voto e a limitare drasticamente il ricorso al voto postale. Secondo Trump, chiunque si opponga a questo provvedimento “vuole solo imbrogliare” alle prossime consultazioni di novembre.
Gli esponenti dem al Congresso hanno definito il Save America Act un “cavallo di Troia” finalizzato unicamente alla soppressione del voto di milioni di cittadini americani onesti. Nei corridoi del Senato, i democratici hanno promesso di dare battaglia “con le unghie e con i denti”:
“Questo provvedimento non ha nulla a che fare con la sicurezza del voto: è un tentativo deliberato di escludere dal sistema elettorale donne sposate che hanno cambiato cognome, studenti e cittadini a basso reddito che non possiedono un passaporto o un certificato di nascita a portata di mano”, ha tuonato l’opposizione, ricordando che votare per corrispondenza è un diritto fondamentale per milioni di lavoratori e militari all’estero.
I dem hanno inoltre sottolineato come le accuse di voto illegale da parte di non-cittadini siano “un problema inesistente e privo di prove”, creato ad arte solo per coprire i fallimenti dell’amministrazione repubblicana sul fronte del carovita e della politica estera.





