In un’intervista esclusiva per il Guardian, Ljubisa Karović, l’uomo quasi risucchiato dal finestrino dell’aereo Ryanair sul quale stava viaggiando, andato in frantumi proprio accanto al suo posto -l’11F– del volo partito dalla Germania e diretto in Grecia, ha raccontato la propria esperienza. A distanza di undici giorni e undici notti, quel momento rimane il preludio «al caos, alla catastrofe» che gli impedisce di dormire la notte.
La testimonianza di Ljubisa Karović, l’uomo quasi sbalzato fuori dal volo Ryanair
«Ricordo l’esplosione», ha raccontato l’imprenditore, con la testa sostenuta da un collare ortopedico. «È il rumore che precede il caos, quel rumore che sento sempre quando chiudo gli occhi per dormire». Le ustioni e le contusioni livide sul braccio destro, che si estendono fino all’ascella e al torace, sono i segni fisici più evidenti di ciò che ha vissuto. «Sono fortunato», ha però affermato. «Non ricordo molto e ho ancora dolori alla testa e al collo, ma sono vivo. Forse è merito della cintura di sicurezza, del fatto che ero ancora allacciato. O forse è il destino. Credo in Dio e lo ringrazio ogni giorno».
Lo shock, comprensibilmente, è stato per lui devastante. Il suo avvocato greco, Vasilis Tsiaras, ha dichiarato: «Ljubisa ha sfiorato la morte. Quando la cabina ha perso pressione, è stato risucchiato fuori dal finestrino con la parte superiore del corpo e ha perso immediatamente i sensi. Si trovava su quell’aereo diretto in Germania per festeggiare il compleanno del fratello; invece, a 15.000 piedi di quota, si è ritrovato con la testa e il braccio destro all’esterno del velivolo, mentre questo viaggiava a una velocità superiore ai 600 km/h. Immaginatevelo! Ha guardato in faccia la morte, quell’altro mondo, ed è tornato indietro».
La compagnia aerea difende il suo personale, ma il legale di Karović attacca
I passeggeri del volo FR1879 -tra cui la moglie di Karović, Svetlana, seduta al posto 14C, tre file dietro il marito- conservano un ricordo vivido di quei momenti: la rottura del finestrino, la discesa delle maschere a ossigeno, il caos scatenato dal volo di bottiglie e altri oggetti nell’aria e gli altri passeggeri che afferrano Ljubisa, cercando disperatamente di trattenerlo. «Sono corsa anch’io. Nessuno dell’equipaggio ha dato una mano; sono stati i passeggeri», ha raccontato la donna. «Un uomo -credo fosse albanese- è stato incredibile. Ha fatto di tutto per tirarlo dentro. Poi ha cercato di bloccare il finestrino, prima con una borsa, che è stata subito risucchiata all’esterno, e poi con una valigia, riuscendo nell’intento. Gli saremo eternamente grati».
Ryanair ha difeso l’operato del proprio personale, sostenendo che l’equipaggio abbia svolto un «lavoro eccezionale». Il legale, però, contesta questa versione. Ha infatti sottolineato come, sebbene la compagnia abbia contattato il figlio di Karović, Danjell (che aveva prenotato il volo), né Ljubisa né Svetlana abbiano ricevuto alcuna forma di assistenza o sostegno, o almeno una chiamata.
«Non abbiamo nulla da eccepire sul pilota, che ha seguito i protocolli di sicurezza e ha gestito la situazione in modo eccellente», ha chiarito Tsiaras, riferendosi alla rapida discesa che si è costretti a effettuare qualora l’aereo perda pressione in cabina. «Il mio cliente è svenuto due o tre volte. Una volta all’esterno del velivolo, quando è stato parzialmente risucchiato fuori dal finestrino, e due volte all’interno, quando ha nuovamente perso i sensi. In nessun momento il personale di bordo si è offerto di prestare assistenza».
Federica Checchia





