La Roma esce sconfitta da Udine senza poter accampare attenuanti plausibili: mancanza d’idee, gioco latitante e personalità da dover costruire. I giallorossi non possono fermarsi a rimuginare sulla debacle della “Dacia Arena”: martedì c’è la sfida europea al Real Madrid mentre gennaio, mese dedicato al mercato di riparazione, si avvicina inesorabilmente tra dubbi e piccole certezze.

Non c’è pace per la Roma di mister Eusebio Di Francesco: l’ennesimo ritorno dalla sosta per le Nazionali regala un nuovo, bruttissimo, scherzo ai tifosi romanisti. Dopo aver fallito gli appuntamenti con Chievo Verona e Spal (le avversarie dopo lo stop del campionato), i capitolini escono sconfitti dalla “Dacia Arena” di Udine (LEGGI LA CRONACA DI UDINESE-ROMA) certificando il momento negativo in Serie A che, statistiche alla mano, dura da inizio anno. Non c’è tempo, però, per assecondare le nubi temporalesche che imperversano su Trigoria, sulla Città Eterna in generale visto il clima degli ultimi giorni: martedì i giallorossi riceveranno i campioni d’Europa del Real Madrid mentre il calciomercato invernale comincia a tormentare i sonni di Monchi e di tutti i supporters capitolini. Analizziamo il momento attuale della società guidata da James Pallotta

La frustrazione di El Sharaawy (Credit: Corriere dello Sport)

ROMA: CHE ORRORE AD UDINE!
“Tanto brutta da non essere vera!” Alzi la mano chi, al triplice fischio di Fabbri, non ha partorito questo semplice, osceno, pensiero. La Roma fallisce nuovamente e, purtroppo per i tifosi accorsi alla “Dacia Arena“, lo fa in grande stile: poche idee messe nel rettangolo verde di gioco, movimenti confusi e poco armonici, concretezza lasciata nuovamente sul comodino di casa, scelte discutibili del mister e quell’atavica, maledetta, mancanza di grinta (cattiveria per dirla alla Di Francesco) che sta falcidiando le chance romaniste di alta classifica. I giallorossi mostrano il loro lato peggiore al cospetto di un Udinese scolastico e intimorito, a tratti quasi arrendevole nell’accettare passivamente le transizioni, sterili, degli ospiti: i bianconeri di Nicola avevano collezionato una sola affermazione in terra friulana (1-0 alla Sampdoria) e, dato ancor più allarmante, erano usciti col dolce gusto della vittoria in un’alta occasione: 0-2 commissionato al Chievo Verona nell’impianto del “Bentegodi“. Terza affermazione per i bianconeri che, prima di trovare sulla propria strada questa Roma sbandata, si erano resi protagonisti di una serie negativa casalinga che li aveva adagiati nei bassifondi pericolosi della graduatoria: l’ex squadra guidata da Julio Velazquez, infatti, era uscita sconfitta dai confronti in casa contro Milan, Juventus, Napoli e Lazio. Tutte competitor dei capitolini per la Champions League.

MA NON È TUTTO…

Vogliamo farci malissimo? La stessa Udinese, prima dell’inizio del massimo campionato calcistico italiano, era riuscita a farsi buttare fuori dalla Coppa Italia, o Tim Cup, dal Benevento che, attualmente, infesta la serie cadetta. “È la partita più importante di questo trittico!” Parola di Eusebio Di Francesco. Al netto degli infortuni, però, le scelte adoperate non hanno certificato le dichiarazioni del tecnico: Dzeko, Under e Florenzi sono stati esclusi dall’undici titolare, sacrificati sull’altare di un turn-over che, allo stato attuale, non ha ragione d’esistere se non puoi contare per causa di forza maggiore su Olsen, Manolas e De Rossi. Servono davvero i “titolarissimi” per piegare le velleità dell’Udinese? A quanto pare, sì: Schick, Juan JesusKluivert, Cristante e Santon si sono resi protagonisti di una gara terribile risultando, spesso, irritanti ed inconcludenti. La gara di Udine è uno scempio collettivo; la certificazione che questo gruppo di calciatori non riesce a “stare sul pezzo” nei confini nostrani. I giallorossi hanno collezionato 19 punti in 13 gare di campionato incassando la meraviglia di 16 reti: è la partenza peggiore dai tempi di Luis Enrique. La Roma naufraga in Friuli-Venezia Giulia senza scuse: col suo goal (partito da rimessa laterale, che orrore), De Paul ha evidenziato la possibile, quasi certa, annata di anonimato dei romani che, allo stato attuale, potrebbero faticare per agguantare la consolazione chiamata Europa League. Una caramella senza zucchero, dal sapore amaro della frustrazione. La stessa che attanaglia i pensieri dei romanisti. Chiosa finale: nessuno parli di ambiente,  la cartolina più bella dell’infausto sabato pomeriggio raffigura un muro giallorosso che, col solito amore, ha incitato incessantemente la propria squadra del cuore. Un po’ di rispetto, almeno…

Il settore ospiti della “Dacia Arena” tinto di giallorosso (Credit: Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse)

ARRIVA IL REAL MADRID: UNA VITTORIA PER IL PRIMATO DEL GRUPPO G?
Esiste un’assurdità colossale che, come se ce ne fosse bisogno, riesce a far inviperire ancor di più tutto l’universo che rotea attorno all’A.S. Roma: la Champions League. Domani sera, infatti, i capitolini riceveranno i campioni d’Europa del Real Madrid nella penultima gara del Gruppo G della competizione europea più importante a livello di club. Vedi l’attuale classifica in Serie A e pensi: “I giallorossi avranno collezionato 2 punti nel girone!” Non è così: la sfida di martedì dell’Olimpico, infatti, vedrà scontrarsi le due dominatrici del raggruppamento che, attualmente, condividono la testa della classifica con 9 punti a testa. Alla banda Di Francesco serve un solo punto per centrare la qualificazione agli ottavi ma un’affermazione contro gli spagnoli potrebbe proiettare i romani al comando del girone regalando, a quel punto, la certezza quasi matematica della vittoria del Gruppo G: l’ultima gara, infatti, vedrà i giallorossi di scena a Plzen e, battendo il Real, basterebbe un punticino per certificare il dominio del raggruppamento. L’andata non fu fortunatissima: i romani persero nettamente al “Santiago Bernabeu” (3-0 il finale) in virtù delle reti di Isco, Bale e Mariano.

Quella in terra di Spagna, almeno per adesso, rappresenta l’unica debacle in Europa di questa stagione. È una Roma bifronte che sconcerta addetti ai lavori e tifosi: perché i giallorossi non riescono ad esprimere il loro potenziale in Italia mentre in Champions insidiano un super team come i “Blancos” di Santiago Solari? L’occasione è ghiotta: gli iberici sono usciti sconfitti per 3-0 contro il modesto Eibar e la sensazione è che, giocando al massimo delle proprie potenzialità, l’impresa è possibile. Torneranno titolari Under, Florenzi e Dzeko mentre saranno da valutare le condizioni di Manolas (tornato in gruppo domenica mattina), Olsen e De Rossi. Praticamente certa l’assenza di Lorenzo Pellegrini: il centrocampista reinventato trequartista è uscito malconcio da Udinese-Roma. Un risultato positivo cancellerebbe l’ignobile prestazione di Udine oppure farebbe aumentare i rimpianti di tutti i supporters dei capitolini? La linea è sottile e molto traballante. 

Scontro Casemiro-Dzeko nella gara di andata vinta dal Real per 3-0 (Credit: Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse)

I DUBBI DEL CALCIOMERCATO: MONCHI NON DEVE SBAGLIARE
Tanta carne sulla brace speziata dal calciomercato che, nel mese di gennaio, tornerà l’assoluto protagonista. La Roma non ingrana in Serie A e le seconde linee non donano lo stesso apporto dei titolari. La costruzione della rosa architettata da Monchi, arrivato nella Capitale da eroe di Siviglia, sembra non regalare i risultati sperati ad inizio anno: i nuovi innesti, infatti, stanno facendo rimpiangere i calciatori sacrificati nel lunghissimo (e torrido) mercato estivo e l’operato del dirigente spagnolo comincia a far storcere il naso un po’ a tutti. Allo stato attuale, i giallorossi sembrano carenti in molti reparti: la difesa si regge sul monolite ellenico chiamata Manolas ma, accanto al greco, i centrali difensivi si stanno rendendo protagonisti di una stagione anonima costellate da gravissimi errori. Fazio non è il giocatore preciso e affidabile dello scorso anno, Jesus possiede i soliti limiti mentre Marcano, arrivato in estate, sta ripercorrendo il triste viale di Moreno. Kolarov appare sottotono ma, il serbo, deve giocare titolare per mancanza effettiva di alternative: Santon, anche se polivalente, fatica tantissimo a sinistra e Luca Pellegrini risulta davvero troppo giovane per far rifiatare a dovere l’ex Manchester City. Il centrocampo ha acquisito calciatori importanti (vedi N’Zonzi), profili che attualmente stanno deludendo le aspettative (Cristante) e giovani di belle speranze che raramente riescono a sostituire degnamente i titolari: Zaniolo e Coric (ricercati da mezza Serie A) potrebbero finire in prestito durante il corso del primo mese che aprirà il 2019. In avanti, la situazione sembra più tranquilla: Schick si giocherà le sue chance con Dzeko mentre l’assalto di Barcellona e Bayern Monaco per Under dovrebbe essere rispedito al mittente almeno fino all’estate.

Pallotta e Monchi a colloquio (foto dal web)

I capitolini hanno bisogno di un centrale difensivo affidabile (Nastasic sembra il profilo più gettonato), di un terzino sinistro esperto (Darmian potrebbe diventare un nome caldo), di un centrocampista in grado di far riposare De Rossi e N’Zonzi (si parla di Herrera in scadenza col Porto) e di un esterno d’attacco in grado di aumentare l’apporto realizzativo dei giallorossi. Monchi sembrava molto vicino a Rafinha, ex calciatore dell’Inter di proprietà del Barcellona: il brasiliano nella giornata di ieri ha riportato la rottura del legamento crociato del ginocchio. Stagione finita. Sfortunato lui e Monchi che, per l’ennesima volta, dovrà rivoluzionari i piani in sede di calciomercato dei romani: anche da queste piccole situazioni si denota quanto questa stagione sportiva sia nata sotto una cattiva stella…

ANDREA MARI

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