Torna sul palco romano del Monk Guido Catalano, poeta performer itinerante, con il suo nuovo tour “Le 4 città” per far emozionare la Capitale
Un palco, un paio di luci, quelle del Monk a Roma, ieri sera 12 dicembre per il poeta Guido Catalano, “poeta professionista vivente” per l’esattezza, come tiene a sottolineare lui, che non delude e riesce sempre a riempire i club di tutta Italia, con la sua ironia sfacciata, il suo romanticismo spezzato e molto poco convenzionale. Un tour intimo, che ritorna nelle sue vesti primordiali rispetto a quelle date che lo vedevano in compagnia di Dente con Contemporaneamente insieme. Adesso comincia un tour in solitario, in un rapporto a due tra lui e il pubblico. E basta. Anzi, per la precisione assieme a due tavolini. Uno, alla sua sinistra per tenere in ordine i suoi numerosissimi libri e l’altro, alla sua destra a reggere un calice di vino che Guido avrebbe utilizzato per “idratarsi” per tutta la serata, sue testuali parole. I suoi libri ripercorrono tutta la sua carriera, dagli inizi fino all’ultima raccolta pubblicata pochi mesi fa. 144 poesie bellissime, edite da Rizzoli, Ogni volta che mi baci muore un nazista. I suoi libri ormai son così tanti che pesano, e Guido non se lo sarebbe mai aspettato. A detta sua pesano circa 2 kg e mezzo. Un bel traguardo.

La poesia di Guido è da gustare tutta dal vivo, è inutile dirlo. Bisogna rispettare le istruzioni per l’uso indicate da lui stesso, all’interno di quasi tutte le introduzioni alle sue raccolte. E se non puoi assistere ad uno delle sue live performance, allora leggile ad alta voce. Funziona.
Le sue poesie, tra versi nuovi e quelle che recita da sempre, parlano di “piccoli fatti”. Di treni, di baci, di incontri, spesso strani, di suicidi da ciliegie, di rotture, di amore. Quando si parla di amore si cammina sempre in sentieri spinosi, poiché, a volte, quei sentieri sono lastricati di cliché e banalità. Guido ha esperienza in campo e gioca le sue carte migliori. Quelle poesie fatte per innamorarsi, per finire di essere innamorati e per ricominciare. E singolare è la categorizzazione delle sue poesie. Si parla di Poesie in Generale, Poesie d’Amore e Poesie di Fine Rapporto. Che possono esistere solo se hai avuto un numero sostanzioso di storie d’amore. Finite, ovviamente.

Il pubblico con Guido si sente parte di qualcosa, di un grande cosmo che lui stesso riesce a creare. A partire dal suo modo di essere, così apparentemente calmo e schietto, con quel suo accento torinese e la pronuncia particolare, fino ad arrivare al coinvolgimento. Guido scherza con il pubblico, ride con lui, gli fa domande, gli fa fare cose. E loro non si fanno mai trovare impreparati.

Guido ci regala sia cavalli di battaglia, come Settembre, Ieri sera, Ci lasciavamo ogni quindici minuti, Si può morire di ciliegie, Api, Grazie Martina che mi, alternati a poesie più datate che non recitava da un po’ come L’amour, la plage, Cocciant, Sempre in buona compagnia comunque, Ti piacerebbe andare a more con me. Riuscire a portare il pane a casa con la carriera da poeta è un’impresa, quasi un’utopia per alcuni. E Guido, a dispetto di quello che diceva sua madre, come recita la poesia La mamma del poeta, c’è riuscito, ed è diventato una vera e propria rockstar nel suo genere.

Con il libro alla mano, chiude recitando Teniamoci stretti che c’è vento forte, di grande impatto, con un grande amore dentro. Ed è lì che si concentra un po’ tutta la serata del 12 dicembre al Monk, che ci tiene con le emozioni sospese. Ci dice di tenerci stretti tutto, non solo l’amore. La poesia, l’arte, le piccole grandi cose. Di abbracciarci, di addentarci. Di baciarci tanto. Di non permettere di perderci. Che siamo l’unica cosa che davvero conta.
Arianna Lomuscio
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