Primo appuntamento con la rubrica settimanale di Metropolitan Magazine Italia che vi terrà compagnia fino al 24 Febbraio, quando, al Dolby Theatre di Los Angeles, andrà in scena la più attesa cerimonia dell’anno cinematografico: la Notte degli Oscar 2019.

Non si placano le polemiche attorno a Black Panther. Il film di Ryan Coogler è il primo cinecomic e il primo prodotto Marvel a ricevere la candidatura come miglior film dell’anno. Il pubblico è spaccato: da un lato c’è chi, amante del MCU, è felice per la rivalutazione che sta colpendo questo tipo di cinema; dall’altro c’è chi si indigna perchè ha, finalmente, compreso che le dinamiche che stanno dietro alla scelta dei film candidati va ben al di là di un mero discorso qualitativo.
Ma non sta di certo a me dirvi che c’erano (almeno) 15-20 film che avrebbero meritato una candidatura ben più di Black Panther. Quindi bando alle ciance ed ecco i 10 più grandi Snubs (“snobbati”) della storia della cerimonia losangelina: film universalmente riconosciuti come capolavori della storia del cinema che non hanno ricevuto, dall’Academy, il riconoscimento che avrebbero meritato.
Nota dell’autore: conoscendo la natura “Americano-centrica” della cerimonia ho di proposito evitato film europei e orientali. Per questi non si può parlare di veri e propri Snubs, nella consapevolezza che storicamente i candidati al miglior film sono statunitensi.

1.Tempi Moderni – Charlie Chaplin (1936) Per la prima parte della sua carriera il povero Charlot ha dovuto lottare contro i pregiudizi della critica che lo etichettava come un comico ed imitatore di bassa lega. Non stupisce dunque che due dei suoi più grandi capolavori, Luci della città (1931) e Tempi moderni, non abbiano ricevuto candidatura alcuna da parte dell’Academy. Feroce critica alla società iper-industrializzata e classista, il suo cinema mostra un’America dilaniata dalla crisi economica e dall’ingiustizia sociale, nella quale l’uomo perde la propria identità fino ad impazzire.

2. Quarto Potere – Orson Welles (1941) Considerato il più grande film statunitense di tutti i tempi da buona parte della critica americana , ricevette la statuetta per la Miglior sceneggiatura originale. Miglior film fu Com’era verde la mia valle di John Ford. Pellicole tra le maggiormente dimenticate nella sconfinata produzione di Ford, ebbe un impatto nella storia del cinema non paragonabile a quello di Quarto Potere. Il film di Welles subì un radicale boicottaggio da parte dell’imprenditore William Randolph Hearst che, adirato dai punti di contatto tra la sua vita e quella di Charles Foster Kane, vietò qualsiasi accenno a Quarto Potere nei giornali e nelle radio di sua proprietà.

3. La donna che visse due volte – Alfred Hitchcock (1958) Eletto dal British Film Institute come più grande film di sempre (scalzando dal primo posto proprio Quarto Potere), dovette accontentarsi, nel 1959, di una candidatura all’Oscar per i Migliori costumi e di una all’Oscar per il Miglior sonoro. Il premio come Miglior film andò a Gigi di Vincente Minelli. Hitchcock, nella sua cinquantennale carriera, ha visto premiato un suo film solo nel 1941: quel film fu Rebecca – La prima moglie.

4. 2001-Odissea nello spazio – Stanley Kubrick (1968) Stanley Kubrick ha vinto un solo Oscar in tutta la sua carriera, quello per gli effetti speciali in 2001. Questo dovrebbe far riflettere tutti coloro che utilizzano il successo alla notte degli oscar come parametro per valutare la qualità di una pellicola. Odissea nello spazio, considerato da molti la vetta più alta della sua poetica, non ricevette la candidatura a Miglior film: subì probabilmente l’atteggiamento snob di tutti quei critici che consideravano la fantascienza un genere di poco conto. Va ricordato che nella filmografia del genio Newyorchese rientrano numerosi capolavori senza tempo quali Orizzonti di gloria, Il Dottor Stranamore, Arancia Meccanica e Shining, tutti snobbati dall’Academy.

5. Il Mucchio Selvaggio – Sam Peckimpah (1969) Universalmente riconosciuto come uno dei più grandi Western di sempre, ricevette solo la candidatura per la miglior sceneggiatura originale. L’Academy non riuscì a digerire l’efferata violenza di quest’epica avventura, ambientata ormai al tramonto del romantico mito della frontiera americana.

6. Il Lungo Addio – Robert Altman (1973) Il rapporto di Altman con gli Oscar è sempre stato conflittuale. Nonostante questi sia stato riconosciuto come uno dei massimi esponenti della New Hollywood, nel corso della sua straordinaria carriera non è riuscito a portare a casa nemmeno una statuetta (salvo l’Oscar alla carriera). Non stupisce che Il Lungo Addio, feroce satira degli stereotipi hollywoodiani, non ricevette alcuna candidatura ( a differenza di altri capolavori quali M*A*S*H* o Nashville).

7. Taxi Driver – Martin Scorsese (1978) Quattro candidature, nessun Oscar. Il Capolavoro del regista italo-americano narra la storia di un tassista reduce del Vietnam che, soffrendo di insonnia e vittima di seri problemi relazionali, compie un’Odissea notturna tra le strade di una New York spietata, in bilico tra follia e terrificante lucidità. Pilastro del cinema moderno, con tematiche vicine all’esistenzialismo di Sartre e Camus, fu premiato con la Palma d’oro al Festival di Cannes.

8. Apocalypse Now – Francis Ford Coppola (1979) Parliamo di una delle assegnazioni più controverse della storia della cerimonia. Nel 1980, Apocalypse Now e Kramer contro Kramer (Robert Benton) si spartirono equamente i più importanti premi disponibili sulla piazza: ai Golden Globe l’opera di Benton vinse come miglior film (e successivamente avrebbe ricevuto anche il David di Donatello) mentre a Coppola fu dato il premio per la regia (oltre alla Palma d’Oro a Cannes). Questo serrato testa a testa vide prevalere, nella notte degli Oscar, Kramer contro Kramer. In queste circostanze è difficile parlare di vero e proprio “snub”: ancora oggi però, rivedendo Apocalypse Now, non si può non restare stupefatti dinanzi alla magnificenza di questo capolavoro. Una metaforica discesa agli inferi lungo il corso del fiume Nung, nelle oscure profondità della giungla cambogiana.

9. Blade Runner – Ridley Scott (1982) Snobbato dalla critica, clamoroso flop al botteghino, il film di Scott venne rivalutato nei decenni successivi. Un noir fantascientifico di una bellezza stordente, in grado di colonizzare per sempre l’immaginario pop contemporaneo pur approfondendo tematiche complesse quali i concetti di identità e coscienza. Con continui richiami a Platone, Kant e Spinoza, ha uno dei finali (nella versione Director’s cut) più sconvolgenti ed iconici della storia del cinema.

10. Pulp Fiction – Quentin Tarantino (1994) Vincitore dell’Oscar per la miglior sceneggiatura originale e trionfante a Cannes, il capolavoro di Tarantino ricevette ben sette candidature, pur vedendosi soffiare il premio più ambito da Forrest Gump. Venerato in tutto il mondo da orde di fans, il film è una pietra miliare del cinema post-moderno.





