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Social e carta d’identità, addio all’anonimato?

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Fa discutere la proposta del deputato Luigi Marattin di consentire l’uso dei social solo a chi mostri il proprio documento d’identità

Nelle ultime ore sta suscitando aspre polemiche la proposta del deputato di Italia viva Luigi Marattin. L’idea è quella di obbligare gli utenti dei social network a registrarsi tramite l’utilizzo della carta d’identità.

La proposta ha sollevato il popolo dei social e movimentato la politica. Il movimento 5 stelle ha accostato l’idea ad uno spettro dello stato di polizia. Insomma uno strumento antidemocratico di controllo della popolazione.

Molti sottolineano le difficoltà tecniche e giuridiche che emergerebbero nell’attuare una simile proposta. Sostenendo inoltre che sia necessario rafforzare i compiti e i poteri investigativi della polizia postale, già molto efficiente.

Da cosa nasce questa idea?

Il fine ultimo è quello di arginare il fenomeno degli haters che si nascondono dietro profili falsi. Notizia recente è quella dei 200 messaggi d’odio che la senatrice a vita Liliana Segre riceve ogni giorno. Senatrice a vita proprio in riconoscimento per il contributo dato alla sensibilizzazione riguardo all’orrore nazista e alla persecuzione al popolo ebraico.

I dati dell’osservatorio anti-semitismo hanno rivelato le offese quotidiane via social a Liliana Segre.

Forte la condanna di Giuseppe Conte che ha affermato: “Voi siete l’Italia bella. Noi dobbiamo lavorare tutti insieme per scacciare l’Italia brutta, che si annida in quelle centinaia di messaggi che arrivano alla senatrice Liliana Segre, quello è il messaggio dell’odio e dobbiamo scacciarlo via. Io inviterò tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, senza distinzione, per introdurre delle norme per contrastare il linguaggio dell’odio a tutti i livelli, nel dibattito pubblico e nelle comunicazioni via social”.

Liliana Segre ha presentato in Senato la mozione per istituire una commissione straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo. L’aula del Senato l’ha approvata con 151 voti favorevoli, nessun voto contrario e 98 astensioni. Un lungo applauso e senatori in piedi al termine del voto.

Nel mirino ci saranno soprattutto i fenomeni di hate speech. Ma anche i discorsi d’odio sempre più proliferanti nel web. Sono forme di espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o più in generale l’intolleranza.

La coalizione di centrodestra ha votato contro definendola di parte. Come sostiene Stefania Pucciarelli al senato, la mozione non considera infatti il fenomeno crescente della “cristianofobia“.

Un’occasione persa, neanche su un argomento come questo si è riusciti a trovare un’adesione unanime” dichiara invece la vicepresidente del Senato e senatrice del Pd Anna Rossomando.

liliana segre
Liliana Segre, senatrice a vita della Repubblica Italiana.
Fonte: Google.it

L’odio e la politica sui social: la situazione in Italia

Per il funzionamento delle campagne elettorali l’utilizzo di internet e dei social continua a rappresentare un buco normativo non indifferente.

Sia la legge 515 del 1993 (regola lo svolgimento delle campagne elettorali) che la 212 del 1956 (norma in concreto le propagande elettorali) non sono ancora state integrate ed adattate al largo utilizzo che la classe politica fa dei social e degli strumenti di comunicazione online.

  • Non vi è l’obbligo di includere le spese per la propaganda online nella scheda di rendicontazione spese, che bisogna consegnare alle fine di ogni campagna elettorale.
  • Nelle pubblicità online non vi è l’obbligo di comunicare colui che le finanzia.
  • E infine l’obbligo di silenzio elettorale, che vige dal giorno precedente del voto, non ha applicazione per internet.

L’auto-regolamentazione che si chiede da parte delle piattaforme online e dall’industria pubblicitaria avrà sempre dei limiti. Mancano da parte della commissione europea chiare linee guida da seguire. Ma anche metodi di valutazione e obiettivi comuni. 

Report nell’ultima puntata su Rai 3 ha posto la propria lente di ingrandimento sul mondo social della politica italiana. 

È sicuramente molto semplice trovare pagine che diffondono notizie false in modo sistematico e coordinato. Spesso pagine che prima trattavano tutt’altri temi sono diventate pagine di amplificazione di contenuti filo leghisti o filo M5s. 

Tutti i politici per raggiungere un maggior numero di persone pagano Facebook per creare dei contenuti sponsorizzati.

Matteo Renzi nell’ultimo anno ha speso 56.632 euro. Di Maio 0, ma il movimento 5 stelle quasi 50 mila euro. Il più attivo resta Matteo Salvini che nell’ultimo anno ha speso circa 140 mila euro.

Il target di Salvini tuttavia è anche quello dei minorenni che va dai 13 ai 17 anni. Molte sono le inserzioni per accrescere la diffusione di notizie di cronaca relative a migranti. Lo staff che gestisce i suoi social è composto da 35 esperti digitale guidato da Luca Morisi. Monitorano Salvini 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Vox è l’osservatorio italiano sui diritti. Ha studiato i messaggi d’odio su Twitter durante la campagna elettorale per le elezioni europee, analizzando sei gruppi sociali. C’è stato un boom di tweet intolleranti verso i migranti, i musulmani e gli ebrei. Resta alto l’odio verso le donne mentre diminuisce leggermente quello verso gli omosessuali. L’intolleranza verso i disabili è distribuita omogeneamente in tutto il Paese.

Vox ha analizzato più di 200 mila tweet. Ha collaborato con quattro università italiane, per tracciare la mappa dell’intolleranza in Italia.

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Mappa antisemitismo – Ricerca Vox
Fonte:Vox – osservatorio italiano sui diritti
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Mappa razzismo – Ricerca Vox
Fonte: Vox – osservatorio italiano sui diritti

Twitter vieta tutti gli spot politici

Per questo motivo Twitter ha vietato tutti gli spot politici. Jack Dorsey annuncia: «Abbiamo preso la decisione di bloccare tutte le inserzioni pubblicitarie politiche a livello globale».

Aggiungendo poi: «La pubblicità su internet è molto potente ed efficace, ma comporta significativi rischi politici laddove può essere usata per influenzare voti».

La società ha dichiarato che verranno fatte alcune eccezioni, tra cui annunci pubblicitari che incoraggiano l’affluenza alle urne.

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Jack Dorsey – informatico e imprenditore statunitense, noto soprattutto per essere il creatore di Twitter
Fonte: Google.it

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