Lilli Gruber, noto volto della televisione italiana, torna nelle librerie con il suo ultimo libro Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone.
Lilli Gruber torna in libreria, questa volta con un manifesto dichiaratamente femminista, che si evince facilmente già dal titolo. Recita infatti: il potere delle donne contro la politica del testosterone, seguito da un basta a lettere cubitali, e un punto esclamativo che cattura l’attenzione. E penso che la Gruber abbia fatto jackpot, perché un libro femminista, contro l’Uomo Forte, scritto da una delle conduttrici italiane più famose, deve essere un successo assicurato. E infatti nelle librerie è sempre in prima linea, e pare stia vendendo molto bene. Ma nonostante tutto, o forse proprio per questi motivi, ho iniziato la lettura con delle riserve.

L’ennesimo libro sul femminismo?
Nell’introduzione si parla in linee generali del gender gap, della disparità nella vita sociale, privata, nelle discriminazioni del corpo della donna, del paternalismo; insomma dei soliti problemi che da sempre affliggono le donne di tutto il mondo. Cosa ci sarà quindi di speciale in questo libro? Perché la paura di una donna nei confronti del dichiaratamente femminista è sempre quella che si trasformi in cliché, in luogo comune, o in banale lamentela. Di fatti e di cambiamenti concreti, di questo il mondo ha bisogno. E infatti tiro un sospiro di sollievo andando avanti con la lettura, perché è proprio di questo che Lilli Gruber parla.
Arrabbiarsi fa bene
Il tema principale del libro è ovviamente la disparità fra uomo e donna a largo spettro: dal più palese gap lavorativo alle figure genitoriali, dalla posizione sociale alle partire sportive. E fa arrabbiare vedere su carta sciorinati tutti questi dati, dalla differenza di stipendi ai numeri in politica. Perché sebbene con numerosi movimenti, come il #MeToo, l’argomento sia ormai all’ordine del giorno, si tende spesso alla generalizzazione, all’assuefazione, a dimenticare quanto lavoro ci sia ancora da fare. E i temi affrontati sono i più disparati: dal più conosciuto caso di Greta Thunberg, al linguaggio di Trump, ma anche altri argomenti e problemi meno conosciuti, come la medicina o il professionismo sportivo femminile. Tutti interessantissimi, e tutti che portano a una riflessione più ampia.
“Un altro dato: il 92 per cento dei principali fondi di venture capitalism statunitensi ha manager uomini. Che fanno fatica a valutare il potenziale di prodotti e servizi studiati da donne, per le donne. E’ normale cecità selettiva. Ecco perché le quote rosa a ogni livello aiutano: non perché siamo per forza più competenti, ma per evitare di privarsi delle nostre competenze, quando ci sono.” – Basta! di Lilli Gruber

Conclusioni
Finito il libro, ci vorrebbe più di un momento per riflettere su quanto letto. Perché fra vari aneddoti e una scrittura scorrevole ed elegante, ci sono dati che colpiscono come un pugno in pancia, e fanno male. Ma bisogna ricordare, ricordare ogni giorno e ogni giorno combattere. E chapeau a Lilli Gruber, che utilizza la sua posizione di “privilegio”, di donna famosa dall’ampio raggio di risonanza, per trattare un tema caldo e fondamentale come la gender equality senza mai cadere nella banalità o nel rischioso vittimismo. Basta! è una lettura consigliata a tutte le donne, per ricordare che di lavoro ne è stato fatto e che ce ne aspetta altro e soprattutto agli uomini, per un punto di vista femminile su di un problema che ci riguarda tutti.





