Siglato un contratto fra la Warner Bros e la Cinelytic, l’agenzia di analisi e predizione dei potenziali futuri successi cinematografici

Logo della Warner Bros – Photo Credit: variety.com

La Cinelytic veniva fondata tre anni fa da Tobias Queisser, con l’intento di dar vita ad una piattaforma analitica che fosse in grado di determinare e calcolare i migliori parametri per la produzione (packaging), promozione e distribuzione di film. A nome di una casa di produzione cinematografica, la Cinelytic è in grado di stabilire quali potrebbero essere le migliori date d’uscita di un film, il valore percepito delle sue star in una determinata regione territoriale e i quali incassi ci si può aspettare dall’opera, sia nelle sale che su piattaforme ausiliare. Insomma, si tratta di un’analisi predittiva, e in particolar modo la Warner Bros. Pictures, ne sfrutterà gli algoritmi per la fase del Greenlight, ossia il processo decisionale e di via libera ai progetti filmici.

Ma la Warner non è la prima casa cinematografica ad essersi appoggiata alla Cinelytic

Prima della Warner, infatti, altre produzioni cinematografiche hanno siglato accordi con la piattaforma informatica: la “T&B Media Global”, da cui è uscito un contratto di 2,5 milioni di dollari; la “Ingenious Media” (per il film “Wind River”) e la “Productivity Media” (per “The Little Hours”). E infine la “STX Entertainment“, che dopo il flop d’incassi subito con i film “Playmobil” e “Unglydolls”, ha deciso di farsi cliente della Cinelytic lo scorso settembre.

Come si presenta la pagina introduttiva dell’agenzia Cinelytic – Photo Credit: www.cinelytic.com

La questione etica

Ovviamente le predizioni tecniche e informatiche della Cinelytic non riuscirebbero in alcun modo a stabilire se il prossimo film riuscirà ad ottenere il successo globale voluto o meno. Per quanto i calcoli siano affidati agli algoritmi di una “mente” artificiale, gli elementi che concorrono alla maturazione di un’opera da un miliardo di dollari come “Endgame“, “Avatar” e il recente “Joker“, sono assai numerosi e complessi. Tuttavia, il motivo per cui ci si rifà a piattaforme del genere, ancora una volta, è ovviamente il risparmio di tempo, o meglio, una sua massimizzazione. I dirigenti della produzione cinematografica potranno ridurre i tempi di decisione e decollo dei prossimi progetti, così da incentivare il processo produttivo e creativo, puntare tempo e lavoro sui prodotti “prescelti” dalla Cinelytic, e in tal modo naturalmente ottimizzare gli introiti. A mio parere, una simile decisione non solamente rappresenta un insulto e minaccia alle capacità e potenzialità umane di decisione in generale e revisione e miglioramento del proprio sguardo analitico e qualitativo su un’opera nello specifico, ma inizia a rappresentare un antecedente. Un antecedente per una nuova fase della produzione cinematografica, nella quale oramai saranno (già lo sono da anni) solamente le grandi case cinematografiche, Disney in primis, a monopolizzare il mercato e commercio artistico (che già di per sé non dovrebbe esserci), sorrette da una sguardo e una prospettiva puramente finalistica, economicamente parlando, che mira a insediarsi sul territorio in base a paradigmi e algoritmi capaci (teoricamente) di comprendere e predire i gusti, i valori e le credenze sociali del luogo. Un’offesa all’umanità del Cinema, una minaccia per il futuro dell’espressione artistica indipendente, intellettuale, che sarà costretta a difendersi persistendo su una diffusione ristretta e limitata, strisciante a livello locale, incapace (se non in pochissimi casi) di valicare confini e mari, all’ombra del cinema matematico ed economico delle multinazionali cinematografiche.

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