Lo spettacolo dal vivo chiede aiuto. È un periodo buio per il mondo dell’intrattenimento. Le luci di molti locali sono spente ormai da oltre due mesi e l’amara realtà, è che nessuno si fa carico di trattare un tema dagli argomenti (al momento) non ritenuti indispensabili. È vero, la priorità non è tornare certo a divertirsi ma, piuttosto, è pensare ai tanti lavoratori che in questo momento non vedono futuro. Tra i più assurdi dati economici del momento, c’è quello riguardante il tasso di disoccupazione, incredibilmente abbassatosi con la crisi dovuta al Covid-19.

Ed è questo il più concreto segno di un’economia che ristagna, specchio riflesso di un’intera nazione che è ferma ai box e che ancora non sa quando potrà ripartire. In questo panorama dal sapore apocalittico, tra gli operai di aziende che stentano a rimettere in moto le macchine e gli studenti a casa, costretti alla discutibile pratica della “didattica a distanza”, c’è un settore che desta poca attenzione, ma in cui però lavorano migliaia di persone. Persone che, pur non producendo beni primari o salvando vite, ogni anno hanno riconosciuto il proprio contributo allo Stato.

L’Italia, economicamente ferma ai tempi del Covid-19

Il mondo dello spettacolo dal vivo ed il decreto Cura Italia

È il mondo dello “spettacolo dal vivo”, un mondo di mezzo in cui operano centinaia, anzi migliaia, di professionisti. Non sono volti della TV, né istrioni del proscenio, sono artigiani dell’avanspettacolo e del cabaret d’antan, che hanno votato le loro vite all’arte ed all’intrattenimento dal vivo e che ogni sera, per guadagnarsi uno stipendio (come tutti), popolano i palcoscenici dei tanti club del Paese.

Ebbene, per questa specie di artisti e attori in via d’estinzione, non meritevoli neanche dei discussi fondi stanziati per il decreto “Cura Italia”, le luci della ribalta sono destinate a spegnersi.

Vera Dragona in uno spettacolo all'Ellington Club
Vera Dragone durante un’esibizione all’Ellington Club

L’Ellington Club

È la storia dell’Ellington Club di Roma, una storia come tante, eppure ancor più significativa, poiché il locale aperto dalla coppia di artisti Vera Dragone e Alessandro Casella, inaugurato pochi mesi prima della catastrofe, è pronto a non rialzare la sua saracinesca schiacciato dai tanti sospesi economici che rendono impossibile la ripartenza.

Abbiamo investito tutto per aprire una “casa” e dare un palco a tutti gli artisti. L’Ellington per tanti di noi, è il sogno di un lavoro che va svanendo. Non siamo né un ristorante, né un bar. Vendiamo intrattenimento. Per noi non c’è possibilità di sopravvivere. Abbiamo bisogno di aiuto!».

Con queste parole Vera si confida in rete, rivolgendosi alla comunità artistica e prima di tutto al governo, da cui si sente abbandonata. Quel palco dal sapore internazionale, figlio di tanti anni di sacrifici, non avrebbe certo aperto se i due avessero saputo a cosa andavano incontro. Una crisi non prevedibile per nessuno, che ora tiene la coppia Dragone-Casella ostaggio di incertezze e con una sola opzione valutabile: la chiusura.

Alessandro Casella e Vera Dragone. gestori dell'Ellington Club

spettacolo
Alessandro Casella e Vera Dragone, gestori dell’Ellington Club, locale di spettacoli dal vivo a rischio chiusura

Per questo, su invito di amici, colleghi, clienti e finanche sconosciuti, mossi da spirito di comprensione, i due hanno lanciato in rete una campagna di raccolta fondi, un’ultima possibilità per salvare un sogno che ogni giorno dà lavoro a tanti artisti dimenticati dallo Stato. In queste ore è partito il tam-tam online, con la condivisione del link destinato alla raccolta fondi e il cui traguardo non è facile.

Per rialzare la saracinesca e continuare a sperare, è necessario raccogliere 50.000€, somma destinata in prima battuta a maestranze e artisti che non hanno ricevuto gli ultimi stipendi. A questo si aggiungono i costi per la sanificazione e la messa a norma, secondo quelle che saranno le regole di riapertura (fortemente attese da tanti esponenti del settore). Infine ci sono le mensilità d’affitto, da riconoscere ai proprietari delle mura nonostante la mancata attività del club.

L’invito a donare anche solo pochi euro, per far sì che le luci della ribalta continuino a brillare, è rivolto a tutti. Perché quando un palco si spegne sono in tanti a morire e la prima a lasciarci, tra tutti, è la cultura.