4 giugno 2000, Los Angeles, i Lakers di Phil Jackson sono impegnati in una delle partite più importante della loro storia recente, infatti ospitano tra le mura dello storico Staples Center i Portland Trail Blazers guidati da Sabonis e Rasheed Wallace. La cosa un po’ ambigua è che questa partita non sia una gara di finals ma bensì una gara sette di finale di conference; sicuramente molto importante ma non decisiva come una partita di finale. Proprio questo match però permetterà ai Lakers di accedere alle finals che avranno, nonostante il 4-2 finale, sempre sotto controllo. Sarà proprio l’ultimo quarto di questa partita a risultare decisivo. Ma facciamo un passo indietro per vedere che anno è stato il 2000 per i gialloviola.
Los Angeles Lakers 2000: l’anno di Shaq
Il 2000 fu l’anno di Shaq senza tanti indugi. Vinse l’MVP quasi all’unanime e regalò prestazioni di alto calibro come quella nel derby di L.A dove aggiunse ai 61 punti anche 23 rimbalzi. Il fattore determinante delle prestazioni del centro originario di Newark fu sicuramente Phil Jackson. Infatti fu proprio l’ex LSU a chiedere ai due Jerry a capo della franchigia (West che era il gm e Buss che era il proprietario) di cercare in tutti modi di portare ai Lakers il coach ex Bulls. I due si trovarono subito in sintonia, questo lo dimostrano anche le condizioni fisiche di Shaquille, che ebbe in carriera sempre problemi con il peso, mentre in quella stagione furono impeccabili. Un altro fattore determinante sicuramente fu la voglia di vincere del lungo che sicuramente venne chiamato ad una dimostrazione. I media lo avevano già messo alla forca nelle stagioni precedenti definendolo un eterno incompiuto o addirittura un giocatore non adatto al gioco di squadra; ci penseranno poi la storia e Shaq stesso a distruggere le opinioni dei media e dei vari haters.

Non solo Shaq e Jackson: Kobe Bryant
Come tutti sappiamo i rapporti tra Shaq e Kobe non sono mai stati idilliaci con dichiarazioni spesso pesanti dell’uno nei confronti dell’altro ed uno spogliatoio che sembrava sul punto di rottura in ogni momento. Nonostante questo però i due hanno saputo andare avanti e insieme hanno vinto, e non poco aggiungerei. Come con O’Neal, Kobe non instaura nemmeno con Jackson un bel rapporto da subito. In molti infatti ricordano le prime interviste del training camp di quella stagione in cui Kobe critica aspramente il lavoro senza palla in allenamento e le riunioni “zen” del proprio coach definendole inutili.
I vari rapporti per fortuna dei Lakers si sistemano e le cose riusciranno finalmente ad andare per il verso giusto: ma quando un campione viene definito tale in un contesto di squadra come questo? Quando si mette a totale servizio della squadra pur di raggiungere l’obbiettivo prefissato. Ed è esattamente quello che Kobe Bryant fece nella stagione del 2000. Il black mamba ancora molto giovane e con un 8 sulla schiena, fu difatti il secondo violino ( se così si può chiamare) di quei Lakers, ma proprio il giovane di Philadelphia tolse la squadra dai guai. Il 14 giugno del 2000 in gara 4 delle finals, con O’Neal fuori per falli, proprio il giovane Mamba si caricò la squadra sulle spalle; vittoria e al match point per il titolo, dimostrando così di essere molto di più che un secondo violino.
Il supporting cast dei Los Angeles Lakers
Una menzione va sicuramente anche a chi questo titolo lo vinse seppur non da protagonista, un ottimo contorno per le due stelle già citate prima. In particolare Fox, che si confermò come un ottimo difensore; Horry un veterano dal sangue glaciale, già vincitore di titolo. Particolarmente però fu importante il blocco di giocatori che erano stati già allenati da Jackson come Grant e Harper, pronti ad eseguire alla perfezione l’attacco a triangolo tipico di “coach zen” e del suo assistente Tex Winter. La squadra nel complesso andò molto bene già dalla regular season, record di 67 – 15, per poi arrivare alla consacrazione vincendo il titolo.
Shaw-Shaq Redemption
Torniamo adesso a quel 4 giugno 2000. Inizio dell’ultimo quarto, i Portland Trailbalzers capitanati da Sheed Wallace sono in vantaggio di 15 contro i Lakers. Ci sono delle partite in cui è percepibile che una delle due squadre non può perdere, ed in questa partita sono proprio i gialloviola destinati alla vittoria finale, una squadra costruita per vincere, con giocatori disposti a tutti per farlo. Anche Portland è una buonissima squadra fatta di ottimi elementi come Sabonis e Pippen ma a cui manca quella carica della squadra che non ha altre opzioni se non quella di vincere. L’azione culmine della partita rinominata appunto SHAW-SHAQ REDEMPTION. Potrebbe essere la degna scena finale di un film d’altronde siamo a Hollywood.L’azione parte da una penetrazione di Kobe che la mette altissima per Shaq che letteralmente volando ad una mano inchioda la chiusura della partita e di una serie molto combattuta che porterà i Lakers alla finale che li incoronerà campioni NBA del 2000. Non penso ci potesse essere un finale migliore per un’annata che si tinse di giallo viola dal primo all’ultimo secondo.
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