Dark, la terza e ultima stagione è disponibile su Netflix in otto episodi. L’Apocalisse è arrivata.
Tutti i nodi vengono al pettine con la terza stagione di Dark
Quando si tratta di Dark, o si rischia di perdersi nell’elaborato labirinto di Minosse/Adam oppure si rischia di abbandonare la missione prima ancora di cominciare, servirà molto più di un filo di Arianna per salvarsi.
Se sapessimo come andrà finire e dove ci condurrà il nostro viaggio… Se lo sapessimo, prenderemmo le stesse decisioni? Oppure imboccheremmo strade diverse?
Saremmo comunque in grado di sfuggire al nostro destino o ciò che è dentro di noi, nel nostro profondo, ci condurrebbe alla stessa meta come una mano invisibile?
La serie tedesca targata Netflix è giunta alla sua fine, l’Apocalisse del 27 giugno è arrivata su Dark.
Tenetevi forte: nulla è mai stato così confusionario e al contempo persuasivo.
D’altronde, l’interprete di Jonas/Adam, Louis Hoffman ne aveva parlato.
La complessità è l’elemento principale che caratterizza questa serie scritta da Jantje Friese e Baran bo Odar, ma tutti gli enigmi sono stati risolti e la pazienza (messa a dura prova) dei fan è stata ricompensata.
Riassumere le stagioni precedenti vorrebbe dire entrare nuovamente nel labirinto e perdersi nell’intricato albero genealogico. Basterà sapere che la trama si divide in tre cicli destinati a ripetersi infinite volte, sempre allo stesso modo.
L’ultimo episodio della seconda stagione si è concluso con l’arrivo di una seconda Martha(diversa nell’aspetto) che salva Jonas dall’Apocalisse.
La domanda non è “Da che tempo?” Ma “Da quale mondo?”
Arriviamo, quindi, al concetto dei due universi paralleli e in entrambi i mondo l’Apocalisse è dietro l’angolo.

Nel mondo della nuova Martha è tutto più o meno simile, salvo il fatto che Jonas qui non è mai nato e spetta a Martha il compito di salvare i suoi amici.
Primi 100 punti a Dark per essere in grado di unire i due destini con questo filo infinito.
Le leggi della fisica e della gravità vengono stravolti al punto che Schrödinger e Schopenhauer se la cantano allegramente.
Se per Schopenhauer “È certo che un uomo può fare ciò che vuole, ma non può che volere ciò che vuole”, per Schrödinger è tutta una questione di incertezze spiegate attraverso il paradosso del gatto chiuso in una scatola: finché la scatola è chiusa, esso può essere sia vivo che morto.
Pertanto, Dark sfiora ogni teoria filosofica, scientifica e religiosa, portando a tre conclusioni (senza spoiler): esistono infinite possibilità in cui Jonas e Martha sono sia vivi che morti, i due universi paralleli non sono gli unici e, infine, per quanto ardentemente lo si desideri, siamo destinati a ripeterci innumerevoli volte prendendo sempre le stesse decisioni.
Martha e Jonas possono salvare il mondo dall’Apocalisse. Ma solo insieme.
La sceneggiatura lavora magistralmente sulla costruzione della trama e descrizione dei personaggi, lasciando ampio spazio ad alcuni rispetto ad altri.
Ma è una conseguenza più che necessaria.
La fotografia continua a usare i suoi toni freddi, regalando una giusta dose di immagini suggestive e attimi di inquietudine. Il risultato è un’ipnosi dello spettatore.
Certo, non sorprende il fatto che gli stessi personaggi della serie necessitino di un albero genealogico per non perdersi, uno di quei difetti che alla fine si rivela uno straordinario pregio.
Siamo arrivati alla conclusione e tutti i misteri oscuri di Wilden sono stati risolti, l’imperfezione di Matrix non è mai stata così chiara.
Insomma, non si è mai visto un finale così soddisfacente che placa l’animo dello spettatore sopravvissuto fino all’ultimo episodio.
Una serie tv in grado di restare fedele a se stessa e di mantenere gli stessi toni, in un equilibrio destinato a ripetersi e a incrociarsi infinite e infinite volte.
Altri punti per Dark, una serie che è riuscita a replicare i toni di Stranger Things e di It, differenziandosi, uno degli esperimenti più riusciti di Netflix.
Spiazzante e disarmante, è riuscita a sorprendere andando oltre ogni possibile immaginazione perché effettivamente…
Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che non sappiamo è un oceano.
Consigliato anche a chi non ha mai iniziato o terminato la serie perciò… mettetevi comodi, disdite ogni impegno e lasciatevi trasportare dalle note di “What A Wonderful World” di Louis Armstrong.
Serena Votano





