Home Attualità Economia Smart working esteso per decreto ma il futuro è l’accordo aziendale

Smart working esteso per decreto ma il futuro è l’accordo aziendale


La diffusione del virus non sembra affatto arrestarsi, anche se per un attimo aveva fatto ben sperare nella seconda parte dell’estate. Però adesso, purtroppo, non si può immaginare un inverno normale.

È assai probabile che non ci sia una vera soluzione efficace a limitare i danni della pandemia a livello sanitario e anche a livello economico finché non sarà disponibile un vaccino efficace, per cui le nuove condizioni di vita che riguardano un po’ tutti richiedono l’adozione di cambiamenti definitivi anche sul versante del lavoro. L’alternativa è vedere la situazione occupazionale raggiungere livelli di negatività riscontrabili solo in periodi di guerra, con la difficile sostituibilità per altro tempo di provvedimenti assistenziali pubblici in grado di sopperire alle perdite economiche come il bonus Inps da 1800 euro per tutti.

Tra la stesura di un DPCM e l’altro, il governo italiano si è dovuto arrendere all’evidenza accettando l’idea che una delle prime misure da approntare sia quella di sostenere il lavoro agile con l’impegno di estendere la platea di lavoratori da remoto per una riduzione dell’esposizione al possibile contagio più che evidente.
I numeri attualmente disponibili dicono che dai 4 ai 6 milioni sono quelli che prestano servizio in smart working: solo una parte sta svolgendo il lavoro agile ordinario come previsto dalla legge 81 del 2017, mentre gli altri seguono una sorta di regime semplificato che è stato decretato d’urgenza dal Governo italiano e che dovrebbe venire prolungato fino al 31 gennaio 2021. Sul punto il dibattito politico non conosce sosta, per cui l’ipotesi privilegiata è quella di una massiccia estensione del lavoro da remoto per i dipendenti pubblici anche oltre l’attuale termine fissato per il 31 dicembre 2020 e per un maggior numero di mansioni.

Nel frattempo le imprese private, che dovrebbero poter proseguire la collaborazione a distanza con i propri dipendenti senza accordi aggiuntivi, si stanno ugualmente organizzando con accordi aziendali affinché lo smart working diventi una modalità “normale”: un modo di lavorare vantaggioso, che permette di conciliare vita e lavoro con un aumento medio di produttività.

Scendendo più sul pratico degli aspetti burocratici e aziendalistici, svariate aziende del settore privato hanno avuto l’opportunità per superare il diffuso retaggio culturale italiano di richiedere esclusivamente la presenza fisica in ufficio. Molti dirigenti hanno potuto verificare la produttività superiore del 12% che molti studi suggeriscono, pensando di renderla una modalità effettiva anche dopo l’emergenza. Questo può avvenire con sottoscrizione di accordi con le rappresentanze sindacali aziendali oppure direttamente con il lavoratore.

L’importante per questo tipo di contratti è regolare orari, obiettivi, uso dei dispositivi in dotazione per una specifica tutela infortunistica. Nella maggior parte dei casi sarà sufficiente allestire una postazione di lavoro domestica con un pc dotato di Webcam, una stampante multifunzione per agevolare la dematerializzazione del lavoro da trasmettere via Internet alla sede centrale tramite scansione del cartaceo, adottare accorgimenti ergonomici come la seduta e la dotazione del mouse.

Altro aspetto fondamentale è la precisa regolazione delle procedure in caso di disconnessione, essendo un servizio fondamentale sul quale ancora non si può sempre contare per oggettivi limiti di diffusione della banda larga e ultra larga in Italia.