Dopo aver ripercorso le annate disputate da Jannik Sinner ed Alex De Minaur, i due finalisti delle Next Gen Atp Finals del 2019 a Milano, procede la nostra disamina. Analizziamo quindi la stagione di un altro protagonista di quell’edizione: il 21enne norvegese Casper Ruud. Il tennista di Oslo si era presentato all’appuntamento milanese da numero 63 della classifica mondiale ma non era riuscito a qualificarsi per le semifinali. Perse infatti in tre facili set proprio dall’australiano De Minaur.

In realtà Ruud durante tutto l’arco della settimana non offrì certamente una delle sue migliori versioni sia per la poca predisposizione alla superficie sia a causa di una stagione molto impegnativa e logorante che lo aveva visto raggiungere tra le altre cose la prima finale Atp sulla terra di Houston ed il terzo turno al Roland Garros. Venne sconfitto rispettivamente dal cileno Christian Garin e dallo svizzero Roger Federer.

La campagna sudamericana: il primo titolo Atp

Messe da parte le Next Gen è tempo di 2020. Dopo aver deluso nella campagna oceanica perdendo al primo turno sia ad Auckland sia agli Australian Open, il giovane norvegese gioca nel mese di febbraio ben tre tornei su terra rossa in Sudamerica. Se nel secondo perde al primo turno contro il nostro Gianluca Mager, il primo e il terzo sono un successo. A Buenos Aires infatti Ruud conquista il suo primo titolo Atp 250 battendo facilmente il portoghese Pedro Sousa mentre a Santiago del Cile viene sconfitto in finale dal giovanissimo brasiliano Seyboth Wild. Si tratta di tre settimane altamente redditizie che proiettano il norvegese alla posizione numero 34 del ranking Atp e lo fanno diventare il tennista più importante del proprio Paese.

Infatti proprio il padre di Casper (Christian Ruud) era riuscito al massimo a raggiungere nel 1995 la piazza numero 39 della classifica. Quando viene interpellato sull’ argomento però ci tiene a sottolineare che con papà Christian non c’è alcuna competizione al riguardo ma solamente rispetto per colui che non è soltanto un padre, ma anche uno dei primi allenatori e fonte d’ispirazione. Certamente avere una figura del genere accanto, in un paese come la Norvegia che non vanta una grandissima tradizione tennistica, non può che aver aiutato il giovane Ruud nell’approccio all’attività tennistica e soprattutto al professionismo.

Nella foto il tennista norvegese Casper Ruud che solleva la coppa a Buenos Aires, primo trofeo Atp- Photo Credit: Marcelo Endelli/Getty Images

Il post lockdown: dalla spedizione americana al Roland Garros

Dopo il blocco della stagione tennistica per arginare i danni provocati dal Covid-19, il giocatore di Oslo si ripresenta in campo nella bolla di New York dove raccoglie un brutto primo turno a Cincinnati e un buon terzo turno allo U.S Open. Nello Slam americano viene eliminato per mano del nostro Matteo Berrettini in tre rapidi set. Successivamente è a Roma che Ruud compie il vero e proprio exploit raggiungendo la semifinale degli Internazionali Bnl d’Italia. Qui il norvegese gioca un torneo magistrale. Mette in mostra una condizione atletica invidiabile e soprattutto una notevole capacità di variare il proprio gioco, sia con il servizio che con i colpi da fondocampo. Si arrende nel penultimo atto solamente al numero 1 del mondo Novak Djokovic. Grazie a questa incredibile performance riesce a sfondare il muro dei Top 30.

Nella settimana successiva raggiunge un’altra semifinale nell’Atp 500 di Amburgo, risultato che sembra essere il preludio di un Roland Garros da protagonista. In realtà nella capitale francese Ruud in un certo senso delude le aspettative. Se da un lato riesce a confermare il risultato dell’anno precedente, dall’altro resta l’amaro in bocca per un terzo turno perso con troppa facilità e arrendevolezza contro Dominic Thiem. Il finale di stagione è da rivedere. Negli ultimi tre appuntamenti dell’anno non riesce a vincere neppure un match. Sulla terra di Santa Margherita di Pula perde 6-2 6-1 da Yannick Hanfmann mentre sul veloce indoor a Vienna e Parigi Bercy viene sconfitto rispettivamente da Jannik Sinner e al tie break del terzo set dal padrone di casa Ugo Humbert.

L’importanza della Rafa Nadal Academy

Non si può infine non menzionare il ruolo troppo importante che ha avuto la Rafa Nadal Academy all’interno del processo di crescita del giovane norvegese, lui che nel mito di Nadal è cresciuto. Quella che è iniziata nel settembre del 2018 come una semplice collaborazione si è rivelata nell’ultimo anno una partnership sempre più stretta. L’ Accademia del campione maiorchino è infatti ormai a tutti gli effetti il quartier generale del tennista di Oslo, la base dove prepara tutti i suoi tornei. L’obiettivo a lungo termine per chi lo segue è ormai noto: il miglioramento sulle superfici rapide.

Troppe volte infatti Ruud è apparso quasi remissivo sul veloce, poco propenso a prendersi dei rischi e a verticalizzare il proprio gioco. Il venir meno di tali caratteristiche se sulla terra battuta può essere compensato da altri fattori, sul rapido non è possibile concederselo. Il tennista norvegese sta cercando assiduamente di colmare tali mancanze con l’obiettivo di raggiungere la Top 20 e di rimanerci in pianta stabile. Casper infatti si presenterà nel 2021 da numero 27 del mondo e possiede tutti i requisiti per riuscirci.

ENRICO RICCIULLI