Si è spenta oggi, all’età di 96 anni, Lidia Menapace. La senatrice, partigiana, femminista e pacifista aveva contratto il Coronavirus.

Addio alla senatrice partigiana

L’Italia deve dire addio ad una delle proprie combattenti: Lidia Menapace. Si è spenta tra la notte del 6 dicembre e la mattina del 7 dicembre: aveva 96 anni, e lei, che ha dedicato la propria vita alla “lotta” – che non è mai stata nel suo vocabolario il sinonimo di “guerra” -, ha perso quella contro il Covid. L’esponente del Pdup, ex-senatrice di Rifondazione comunista e partigiana – ma anche femminista e pacifista -, era ricoverata da diversi giorni nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Bolzano, perché aveva contratto il virus. Oggi, dopo che qui la Menapace ha esalato l’ultimo respiro, la vice-ministra degli Esteri, Marina Sereni, ha scritto su Twitter: “Purtroppo Lidia non ce l’ha fatta. Un grande dolore. Se ne va una donna tanto minuta nel fisico quanto grande nella statura morale e ideale. Lascia un vuoto ma anche tanti insegnamenti. Ciao Lidia”.

Le parole della presidentessa della Commissione Femminicidio

Ha espresso il proprio cordoglio in merito al decesso della donna anche la senatrice del Pd Valeria Valente, presidentessa della Commissione Femminicidio: Lidia Menapace è stata un pezzo di storia del femminismo in Italia. Staffetta partigiana, prima donna eletta in consiglio provinciale a Bolzano, politica fortissima, anticonformista e da sempre pacifista e ambientalista, giornalista, scrittrice, senatrice, piangiamo oggi una donna che con la sua stessa vita ha incarnato e contribuito a mostrare alle italiane una diversità possibile dai tradizionali stereotipi femminili. Non la dimenticheremo.

Chi è Lidia Menapace

Lidia Brisca nacque a Novara nel 1924 – Menapace è infatti il cognome del marito -, e prese parte giovanissima alla Resistenza in veste di staffetta partigiana, con il nome di battaglia Bruna. Di questa sua esperienza durante la Seconda Guerra Mondiale ne realizzerà un libro: un’autobiografia dal titolo Io partigiana. In quegli anni, è importante sottolinearlo, non toccò mai un’arma: si è sempre categoricamente rifiutata. Fu in più la prima donna ad essere eletta nel consiglio provinciale di Bolzano nel 1964, tra le liste della Democrazia Cristiana. Scelta e subito dopo scartata per presiedere la Commissione Difesa di Palazzo Madama, perché definì le Frecce Tricolori “uno spreco che inquina”. Nel 2018, la Menapace – il cui fuoco interiore non ha evidentemente mai smesso di ardere – si è candidata alle elezioni con Potere al Popolo, ma non entrò in Senato, non essendo riuscita a raggiungere con la propria lista la soglia di sbarramento del 3%.

“La lotta è ancora lunga”

Oggi, quindi, è morta una donna, ma non possono morire i simboli che incarnava: quello della resistenza e quello della lotta, sempre pacifica. La senatrice partigiana, nel corso della sua lunga vita, è stata instancabile: non ha mai smesso di battersi per i diritti di tutti – in primis per quelli delle donne – ed in difesa della pace. Lidia Menapace disse: “La lotta è ancora lunga: quello che abbiamo ottenuto è ancora recente e fatica a durare”.

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Francesca Simone